Serotonina e tinnitus: lo studio che cambia tutto per chi assume SSRI

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La serotonina potrebbe peggiorare il tinnitus: cosa dice la scienza

Quella sostanza chimica che il cervello produce per farci stare bene potrebbe avere un lato oscuro piuttosto inaspettato. Il tinnitus, quel fastidioso ronzio o fischio nelle orecchie che accompagna la vita di milioni di persone, sembra avere un legame diretto con la serotonina, lo stesso neurotrasmettitore che molti antidepressivi cercano di potenziare. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto da un team della Oregon Health & Science University in collaborazione con la Anhui University in Cina.

I ricercatori hanno lavorato su modelli animali, scoprendo che aumentare i livelli di serotonina nel cervello dei topi provocava anche un incremento dei comportamenti associati al tinnitus. Non è un dettaglio da poco. Si stima che circa il 14% della popolazione mondiale conviva con questa condizione, e per molti non si tratta di un semplice fastidio: il rumore costante genera ansia, disturba il sonno e compromette la qualità della vita in modo serio.

Il sospetto che la serotonina giocasse un ruolo nel tinnitus esisteva già da tempo, ma nessuno aveva capito esattamente come funzionasse il meccanismo. Ora, grazie a una tecnica chiamata optogenetica, che sfrutta fibre ottiche e luce per attivare cellule cerebrali specifiche, gli scienziati hanno individuato un circuito serotoninergico che va dritto al sistema uditivo. Quando quel circuito veniva disattivato, i sintomi del tinnitus nei topi si riducevano in modo significativo.

Cosa cambia per chi assume antidepressivi SSRI

Le implicazioni pratiche dello studio riguardano soprattutto chi assume SSRI, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. Sono tra gli antidepressivi più prescritti al mondo per trattare depressione e ansia, e funzionano proprio alzando i livelli di serotonina nel cervello. Il problema è che questo stesso meccanismo potrebbe amplificare il tinnitus in alcuni pazienti.

Laurence Trussell, professore di otorinolaringoiatria alla OHSU e co-autore dello studio, ha sottolineato quanto sia importante trovare un equilibrio. Chi soffre di tinnitus e assume questi farmaci dovrebbe lavorare a stretto contatto con il proprio medico per individuare una terapia che tenga sotto controllo i sintomi psichiatrici senza peggiorare il fischio alle orecchie. E soprattutto, ha aggiunto, i clinici dovrebbero prendere sul serio i pazienti che segnalano un aumento del tinnitus durante il trattamento farmacologico.

Verso nuove terapie mirate

Lo studio apre prospettive interessanti sul fronte terapeutico. Secondo Trussell, in futuro potrebbe essere possibile sviluppare farmaci capaci di agire in modo selettivo, aumentando la serotonina solo in determinate aree del cervello e risparmiandone altre. In questo modo si potrebbero mantenere i benefici degli antidepressivi senza gli effetti collaterali sul sistema uditivo.

Zheng-Quan Tang, co-autore dello studio e ricercatore alla Anhui University, ha spiegato che ora il quadro di cosa accade nel cervello è molto più chiaro. Avere identificato un circuito specifico legato al tinnitus significa avere finalmente un bersaglio concreto su cui lavorare. E per chi convive ogni giorno con quel ronzio che non si spegne mai, anche solo sapere che qualcuno sta cercando una soluzione reale rappresenta già qualcosa di importante.

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