Un molare di Neandertal vecchio di 59.000 anni rivela la più antica forma di odontoiatria primitiva
La dentistica preistorica ha radici molto più profonde di quanto si pensasse. Un molare di Neandertal risalente a circa 59.000 anni fa, rinvenuto in Siberia, mostra segni inequivocabili di essere stato forato con uno strumento in pietra. Si tratta della più antica evidenza conosciuta di un intervento dentale intenzionale, una scoperta che costringe a ripensare le capacità cognitive e pratiche dei nostri cugini evolutivi.
Il dente, recuperato durante scavi in un sito siberiano già noto per la ricchezza di reperti neandertaliani, presenta un foro che non ha nulla di casuale. Le analisi microscopiche hanno escluso cause naturali come l’usura alimentare o processi patologici. Quel buco è stato praticato deliberatamente, con un utensile litico appuntito, probabilmente per alleviare il dolore causato da una carie o da un ascesso. Il gesto, per quanto rudimentale, implica una comprensione sorprendente del legame tra il dente danneggiato e la sofferenza fisica.
Cosa racconta questo dente sulla vita dei Neandertal
La scoperta aggiunge un tassello fondamentale al quadro sempre più complesso dell’intelligenza neandertaliana. Per decenni, la narrativa dominante ha dipinto i Neandertal come creature brutali e prive di pensiero astratto. Ogni anno, però, nuove evidenze demoliscono quel pregiudizio. Sapevano seppellire i loro morti, utilizzavano pigmenti, creavano ornamenti. E ora sappiamo che praticavano anche una forma embrionale di cura dentale.
Il fatto che qualcuno, quasi 60.000 anni fa, abbia preso una punta di selce e l’abbia usata per intervenire su un molare malato è notevole sotto diversi aspetti. Presuppone la capacità di diagnosticare un problema, di elaborare una soluzione pratica e, con ogni probabilità, di ricevere aiuto da un altro individuo del gruppo. Difficile perforarsi un dente da soli nella parte posteriore della bocca. Questo suggerisce una dimensione sociale della cura che va ben oltre il semplice istinto di sopravvivenza.
Un ritrovamento che cambia la cronologia della medicina
Prima di questa scoperta, le più antiche tracce di odontoiatria preistorica risalivano a circa 14.000 anni fa, con un dente trovato in Italia che mostrava segni di raschiamento per rimuovere tessuto cariato. Il molare siberiano spinge indietro quella data di oltre 40.000 anni, e la attribuisce a una specie diversa dalla nostra. Non fu dunque l’Homo sapiens a inventare la dentistica, o quantomeno non fu il primo a provarci.
Il reperto si inserisce in un filone di ricerca che sta ridisegnando la storia della medicina primitiva. Sempre più studiosi sostengono che la capacità di prendersi cura dei malati e dei feriti non sia un’esclusiva umana moderna, ma un tratto condiviso con altre specie del genere Homo. Questo molare di Neandertal, con quel piccolo foro praticato millenni fa in una grotta della Siberia, racconta una storia di dolore, ingegno e forse anche di compassione. Una storia che, a ben guardare, suona incredibilmente familiare.


