Il permafrost delle Ande peruviane: una riserva d’acqua nascosta sotto il vulcano più alto del Perù
Il permafrost sepolto sotto le pendici del vulcano più alto del Perù potrebbe trasformarsi in una risorsa idrica strategica per un’intera regione. Non è fantascienza, ma il risultato di osservazioni che stanno cambiando il modo in cui gli scienziati guardano al futuro dell’acqua nelle Ande. E la cosa interessante è che questa scoperta arriva proprio mentre i ghiacciai andini stanno arretrando a un ritmo preoccupante.
Parliamo del Coropuna, un massiccio vulcanico che supera i 6.400 metri di altitudine nella regione di Arequipa. Sotto le sue pendici superiori si estende un vasto strato di permafrost, cioè terreno permanentemente ghiacciato, che per lungo tempo è rimasto fuori dai radar della comunità scientifica. Eppure, quel ghiaccio intrappolato nel sottosuolo rappresenta un serbatoio enorme, potenzialmente in grado di fornire acqua dolce alle comunità locali per decenni.
Perché il permafrost delle Ande sta diventando così importante
Il contesto è quello che ormai conosciamo bene: il cambiamento climatico sta facendo sparire i ghiacciai tropicali a velocità allarmante. Le Ande peruviane ospitano circa il 70% dei ghiacciai tropicali del pianeta, ma la loro superficie si è ridotta drasticamente negli ultimi trent’anni. Questo significa che milioni di persone rischiano di perdere la principale fonte di approvvigionamento idrico, quella che alimenta fiumi, irrigazione agricola e fornitura di acqua potabile nelle valli sottostanti.
Ed è qui che entra in gioco il permafrost del Coropuna. Man mano che le temperature salgono, anche questo terreno ghiacciato inizierà a sciogliersi, rilasciando lentamente l’acqua che contiene. A differenza dei ghiacciai superficiali, che una volta scomparsi lasciano il vuoto, il permafrost andino potrebbe funzionare come una sorta di riserva a rilascio graduale. Non risolve il problema, certo, ma offre un cuscinetto temporale prezioso.
Una risorsa che richiede attenzione e pianificazione
Il punto, però, è che nessuno sa ancora con precisione quanta acqua sia effettivamente immagazzinata nel permafrost sotto il Coropuna e gli altri vulcani della regione. Le ricerche sono ancora in una fase relativamente iniziale, e servono studi più approfonditi per mappare l’estensione reale di questi depositi sotterranei e capire con quale velocità potrebbero sciogliersi.
Quello che gli esperti sottolineano è la necessità di integrare il permafrost nei piani di gestione delle risorse idriche della regione andina. Finora l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sui ghiacciai visibili, trascurando ciò che si trova sotto la superficie. Un errore che potrebbe costare caro, soprattutto alle comunità rurali delle Ande che dipendono interamente da queste fonti naturali.
La scoperta del permafrost del Coropuna non è una soluzione miracolosa alla crisi idrica andina, ma apre una finestra su risorse fino a oggi ignorate. E in un momento in cui ogni goccia d’acqua conta, sapere che esiste un serbatoio nascosto sotto il vulcano più alto del Perù è una notizia che merita tutta l’attenzione possibile.


