Un pterosauro dai colori cangianti: la scoperta che cambia tutto
Un fossile di pterosauro vecchio di 120 milioni di anni potrebbe nascondere un segreto che nessuno si aspettava. Una nuova analisi condotta su resti eccezionalmente conservati suggerisce che almeno una specie di questi rettili volanti fosse ricoperta da piume iridescenti, capaci di brillare con riflessi verdi e magenta. Non proprio l’immagine grigia e polverosa che la maggior parte delle ricostruzioni ci ha abituato a immaginare, insomma.
Il fossile in questione proviene dalla Cina, una regione che negli ultimi decenni ha regalato alla paleontologia alcune delle scoperte più straordinarie sulle creature del Cretaceo. Il team di ricerca ha analizzato le microstrutture presenti nelle tracce di tessuto conservate sulla superficie del fossile. Quello che ha trovato è notevole: strutture chiamate melanosomi, organelli cellulari responsabili della pigmentazione, disposti in un modo del tutto particolare. La loro forma allungata e la disposizione ordinata ricordano da vicino quelle che si osservano oggi nelle piume degli uccelli con colorazione iridescente, come i colibrì o i pavoni.
Come si arriva a capire il colore di un animale estinto da milioni di anni
La questione potrebbe sembrare assurda a prima vista. Come si fa a parlare di colori brillanti guardando un fossile schiacciato nella roccia da un’era geologica? Eppure la scienza ha fatto passi enormi in questo campo. I melanosomi, quando si conservano in condizioni favorevoli, mantengono la loro forma originale anche dopo milioni di anni. E la forma conta, eccome. I melanosomi rotondi tendono a produrre colori più caldi, rossastri. Quelli allungati e impilati in strati regolari, invece, generano quella che viene chiamata colorazione strutturale: la luce rimbalza tra gli strati e produce riflessi cangianti, metallici. Esattamente quello che il team ha individuato nel pterosauro analizzato.
Questo non significa che tutti i pterosauri fossero creature luccicanti. La scoperta riguarda una specie specifica, e generalizzare sarebbe un errore. Però apre una finestra enorme su un aspetto della vita preistorica che fino a pochi anni fa sembrava impossibile da indagare: l’aspetto esteriore, il modo in cui questi animali si mostravano al mondo. E forse anche il perché.
Perché un rettile volante avrebbe avuto bisogno di brillare
Le piume iridescenti negli uccelli moderni svolgono quasi sempre una funzione legata alla selezione sessuale. I maschi le usano per attrarre le femmine, per competere con i rivali, per comunicare il proprio stato di salute e vigore. Se i pterosauri possedevano strutture simili, è ragionevole ipotizzare che anche per loro la colorazione avesse un ruolo nel comportamento riproduttivo. Una sorta di esibizione visiva ante litteram, milioni di anni prima che qualsiasi uccello moderno facesse la sua comparsa.
Resta ancora molto da capire. Serviranno altri fossili con livelli di conservazione paragonabili per confermare o ampliare questa ipotesi. Ma il fatto che un pterosauro potesse sfoggiare riflessi verdi e magenta costringe a ripensare parecchie cose su come apparivano realmente le creature del passato. La paleontologia dei colori è ancora giovane, però promette di restituire al mondo preistorico una vivacità che le vecchie illustrazioni in scala di grigio non avevano mai nemmeno contemplato.


