Un farmaco già approvato potrebbe cambiare le sorti del carcinoma fibrolamellare
Il carcinoma fibrolamellare è una di quelle malattie che mettono con le spalle al muro sia chi ne soffre sia chi cerca di curarla. Raro, aggressivo, e fino a oggi sostanzialmente impermeabile all’immunoterapia, questo tumore del fegato colpisce soprattutto bambini e giovani adulti. Ma una ricerca della Cornell University, pubblicata sulla rivista Gastroenterology, ha aperto uno spiraglio davvero significativo: un farmaco già approvato dalla FDA, chiamato AMD3100, potrebbe finalmente permettere al sistema immunitario di fare il proprio lavoro contro questo cancro.
Il carcinoma fibrolamellare rappresenta circa il 2% di tutti i casi di tumore al fegato. Non esiste una cura definitiva, e troppo spesso la diagnosi arriva quando la malattia si è già diffusa, lasciando pochissime opzioni terapeutiche. L’immunoterapia, che in altri tumori ha prodotto risultati straordinari, qui non ha mai funzionato granché. Fino a ora, nessuno aveva capito davvero perché.
Il trucco del tumore: dirottare le cellule T lontano dal bersaglio
Il gruppo di ricerca guidato da Praveen Sethupathy, professore di genomica fisiologica alla Cornell, e da Venu Pillarisetty, oncologo chirurgico dell’Università di Washington, ha scoperto qualcosa di molto interessante. Il carcinoma fibrolamellare altera l’ambiente circostante in modo da intrappolare le cellule T del sistema immunitario, impedendo loro di raggiungere e attaccare il tumore. Si chiama esclusione delle cellule T, ed è un meccanismo subdolo.
In pratica, il tumore prende il nome dalle bande fibrose spesse che lo attraversano. Queste bande vengono prodotte da cellule stellate, normali cellule del fegato che il cancro trasforma e corrompe. Una volta alterate, queste cellule rilasciano proteine fibrose e, soprattutto, inviano segnali chimici alle cellule T, attirandole verso le bande fibrose e intrappolandole lì, lontano dalle cellule tumorali.
Per osservare tutto questo nel dettaglio, il team ha utilizzato una tecnica avanzata chiamata trascrittomica a singolo nucleo, che permette di analizzare l’attività genetica di ogni singola cellula all’interno del tessuto tumorale. Un livello di dettaglio che ha reso finalmente leggibile ciò che accadeva nel microambiente tumorale.
AMD3100: la chiave per riaprire la porta al sistema immunitario
Ed è qui che entra in gioco il farmaco AMD3100, già approvato dalla FDA per un’altra condizione medica. I ricercatori hanno scoperto che questa molecola è in grado di bloccare il segnale che intrappola le cellule T, liberandole e permettendo loro di raggiungere il cuore del tumore. Nei test su campioni di tessuto tumorale umano, il farmaco ha riportato le cellule T al centro della massa tumorale. E quando AMD3100 è stato combinato con gli inibitori dei checkpoint immunitari, l’attivazione delle cellule T è aumentata ulteriormente, provocando un incremento significativo della morte delle cellule cancerose.
Come ha spiegato Sethupathy, anche se questo farmaco specifico non dovesse rivelarsi la soluzione definitiva, la scoperta insegna qualcosa di fondamentale: il fenomeno dell’esclusione delle cellule T è un problema cruciale da affrontare nel carcinoma fibrolamellare. E il fatto che AMD3100 sia già approvato dalla FDA potrebbe ridurre i tempi e i rischi per avviare trial clinici dedicati.
Il team sta ora cercando specialisti in tumori del fegato interessati a lanciare sperimentazioni cliniche per valutare questo approccio terapeutico direttamente sui pazienti. La ricerca è stata sostenuta dalla Fibrolamellar Cancer Foundation, e rappresenta uno di quei casi in cui un farmaco già esistente potrebbe trovare una seconda vita in un contesto completamente nuovo, offrendo speranza concreta a chi finora ne aveva avuta davvero poca.


