Scoperte 24 nuove specie negli abissi del Pacifico, tra cui un ramo evolutivo mai visto prima
Ventiquattro nuove specie di anfipodi sono state identificate nelle profondità dell’Oceano Pacifico, e tra queste ce n’è una che ha fatto sobbalzare anche i ricercatori più navigati: appartiene a una superfamiglia completamente nuova, mai classificata prima. Una scoperta che non capita spesso, praticamente un evento che ridisegna un pezzo dell’albero della vita. Il tutto è avvenuto nella Clarion-Clipperton Zone, un’area sterminata di fondale oceanico che si estende per sei milioni di chilometri quadrati tra le Hawaii e il Messico, e che resta uno degli ecosistemi meno conosciuti del pianeta.
Lo studio, pubblicato il 24 marzo 2026 sulla rivista ZooKeys, è frutto di un lavoro collettivo davvero impressionante. Un gruppo di 16 specialisti, coordinati dalla dottoressa Anna Jażdżewska dell’Università di Łódź e da Tammy Horton del National Oceanography Centre di Southampton, si è riunito nel 2024 per un workshop tassonomico intensivo. In una settimana di lavoro fitto, il team ha analizzato, classificato e descritto le specie raccolte dalla Clarion-Clipperton Zone, contribuendo alla campagna “One Thousand Reasons” promossa dall’Autorità Internazionale dei Fondali Marini, che punta a descrivere formalmente mille nuove specie entro la fine del decennio.
Una nuova famiglia e scoperte che riscrivono la mappa della biodiversità abissale
Tra i risultati più rilevanti c’è l’identificazione di una nuova famiglia (Mirabestiidae) e di una nuova superfamiglia (Mirabestioidea), che rappresentano rami evolutivi del tutto inediti. Sono stati descritti anche due nuovi generi, Mirabestia e Pseudolepechinella, oltre ai primi codici a barre molecolari per diverse specie rare. Alcuni generi già noti sono stati trovati a profondità mai registrate prima, il che allarga ulteriormente la comprensione di dove e come queste creature riescano a sopravvivere.
Tammy Horton ha commentato la scoperta con entusiasmo genuino: trovare una nuova superfamiglia è qualcosa che capita raramente in una carriera, e con oltre il 90% delle specie della Clarion-Clipperton Zone ancora prive di un nome, ogni descrizione rappresenta un tassello fondamentale. La tassonomia, quella disciplina che a molti suona polverosa, si conferma invece essenziale per capire chi abita questi fondali e quale ruolo ecologico ricopre.
Nomi creativi e collaborazione internazionale: il lato umano della ricerca
C’è un aspetto di questa ricerca che merita attenzione e che spesso resta fuori dai radar: il modo in cui le nuove specie ricevono il proprio nome. Le due coordinatrici del progetto sono state omaggiate con specie dedicate: Byblis hortonae, Thrombasia ania e Byblisoides jazdzewskae. La dottoressa Horton ha battezzato una specie della nuova superfamiglia, Mirabestia maisie, in onore della figlia, che aspettava da tempo questo riconoscimento già toccato ai fratelli. Un gesto che dice molto dello spirito con cui si lavora quando la ricerca scientifica riesce a essere anche profondamente personale.
Non mancano i riferimenti alla cultura pop: una specie, Lepidepecreum myla, prende il nome da un personaggio di un videogioco, con l’autore che ha notato come entrambi siano “piccoli artropodi che cercano di sopravvivere nel buio totale”. E poi c’è Pseudolepechinella apricity, un nome che evoca il calore del sole invernale, sensazione che il team ha condiviso durante il workshop nella neve di Łódź, in febbraio.
Il progetto ha coinvolto istituzioni di tutto il mondo, dal Natural History Museum di Londra al Canadian Museum of Nature, passando per l’Università di Amburgo e il museo dell’Università di Bergen. Al ritmo attuale di circa 25 nuove specie descritte ogni anno, gli scienziati stimano che gli anfipodi della zona orientale della Clarion-Clipperton Zone potrebbero essere quasi completamente catalogati entro il prossimo decennio. Un traguardo ambizioso, ma che questa scoperta rende un po’ meno lontano.


