Apple nei prossimi 10 anni: cosa aspettarsi dal colosso di Cupertino
Cinquant’anni di storia per Apple non sono pochi. Eppure, invece di rallentare, il colosso di Cupertino continua ad aumentare la propria rilevanza culturale e il proprio dominio sul mercato. Il punto, però, è capire cosa succederà nel futuro di Apple da qui al 2036. Fare previsioni a mezzo secolo è praticamente impossibile, nessuno nel 1976 avrebbe immaginato il panorama tecnologico attuale. Ma guardare avanti di un decennio? Quello sì, si può tentare. E il quadro che emerge è piuttosto interessante.
Partiamo da un dato quasi certo: la leadership di Apple cambierà radicalmente. Tim Cook viene dato in procinto di ritirarsi ormai da tempo, e il suo probabile successore sarebbe John Ternus, attuale responsabile dell’hardware. Che accada tra uno, due o tre anni poco importa: è praticamente impossibile che Cook resti alla guida per un altro decennio. Ma non è solo questione di CEO. Eddy Cue ha 61 anni, Craig Federighi 57, Greg Joswiak 62, il COO Sabih Khan 60, Deirdre O’Brien 60, Johny Srouji 62. Nel 2036, la maggior parte di queste figure avrà superato i 70 anni. Insomma, la pagina “Leadership” del sito Apple è destinata a cambiare volto completamente. Cosa significherà tutto questo per la direzione dell’azienda? Difficile dirlo. Apple ha costruito una cultura aziendale solida, ma ogni cambio al vertice porta con sé nuove priorità e nuovi processi.
L’iPhone resterà al centro di tutto, e l’intelligenza artificiale cambierà le regole
Il mondo tech è sempre alla ricerca della “next big thing”, pronto a proclamare che fra pochi anni useremo dispositivi totalmente diversi. La realtà, però, è che cambiare le abitudini di miliardi di persone richiede tempo. Il software si muove veloce, l’hardware molto meno. Facebook era così convinta che tutti avremmo indossato visori VR da comprare Oculus per 2 miliardi di dollari. Era il 2014, dodici anni fa, e la realtà virtuale resta ancora una nicchia. Allo stesso modo, l’iPhone non verrà detronizzato tanto facilmente. Arriveranno occhiali smart, un Vision headset più economico, accessori per la casa intelligente con bracci robotici e telecamere. Ma l’iPhone rimarrà il cuore dell’ecosistema Apple. La sua forma evolverà, qualche modello si piegherà, il design cambierà nei dettagli. Lo stesso Cook ha dichiarato che l’iPhone “sarà al centro della vita digitale delle persone ancora per molto tempo”.
E il Spatial Computing? Quando Apple ha presentato il Vision Pro, sembrava l’alba di una nuova era. Poi è esplosa l’intelligenza artificiale generativa e tutto è cambiato. La realtà mista è fantastica per guardare film o giocare, ma per il lavoro quotidiano resta poco pratica. Se davvero offrisse vantaggi di produttività, i dipendenti Apple a Cupertino lavorerebbero già tutti con il visore addosso. Non risulta che sia così. I prodotti Vision diventeranno probabilmente qualcosa di simile all’iPad: un dispositivo secondario, utile per attività specifiche.
L’hardware potenziato dall’AI sarà la vera scommessa
La vera area di crescita per il futuro di Apple sarà l’hardware alimentato dall’intelligenza artificiale. Oggi, va detto, nessuna delle iniziative AI di Apple entusiasma particolarmente. Ma prima o poi qualcosa funzionerà davvero, e a quel punto l’azienda farà quello che sa fare meglio: vendere dispositivi che eseguono il proprio software. Si partirà da speaker intelligenti e telecamere capaci di riconoscere ciò che vedono. La privacy sarà il cavallo di battaglia, con elaborazione locale e infrastrutture cloud progettate per minimizzare la raccolta dati. Poi arriveranno assistenti veri, una Siri con personalità reale, display da tavolo su bracci robotici che si muovono come fossero vivi. E soprattutto occhiali smart, magari già dal prossimo anno: niente realtà aumentata complicata, ma un semplice heads up display, stile Meta Ray Ban, con il design e l’ecosistema Apple. Questi prodotti AI non solo genereranno profitti, ma renderanno l’effetto lock in nell’ecosistema Apple più potente che mai.
Ci sono anche cose che Apple quasi certamente non farà. Non risolverà il problema del gaming premium su Mac. Non allenterà il controllo ferreo sul proprio ecosistema software, se non costretta dai tribunali. Non lancerà un proprio social network, perché il commercio di dati personali va contro i valori aziendali. L’espansione dei servizi avverrà nelle aree già presidiate: salute, musica, TV, sport, mappe, strumenti creativi. Magari con un servizio AI a pagamento, ma niente rivoluzioni.
E poi c’è sempre lo spazio per la sorpresa. Il Mac con touchscreen, che sembrava impossibile, pare ormai in arrivo. Il MacBook Neo potrebbe inaugurare una vera linea “budget”. Dieci anni sono tanti, e il cambiamento più significativo potrebbe arrivare da una direzione che oggi nessuno riesce nemmeno a immaginare. Cinque anni fa nessuno parlava di AI generativa. Ora l’intera industria tech, Apple compresa, ci sta investendo risorse senza limiti.


