Quando Apple consigliò di lanciare il computer sul tavolo per risolvere un problema hardware
Il 15 aprile 1981 rappresenta una delle date più bizzarre nella storia di Apple. Quel giorno l’azienda di Cupertino si trovò a difendere pubblicamente l’Apple III, un computer nato sotto una cattiva stella, e propose una soluzione al problema di surriscaldamento della scheda madre che ancora oggi fa sorridere chiunque la senta raccontare. La correzione suggerita? Sollevare il computer di qualche centimetro e lasciarlo cadere sul tavolo. Sì, proprio così. Un colpo secco per far riposizionare i chip che si erano staccati dalle loro sedi a causa del calore eccessivo.
L’Apple III e il disastro del surriscaldamento
Per capire come si sia arrivati a tanto, bisogna fare un passo indietro. L’Apple III venne lanciato nel 1980 con l’ambizione di conquistare il mercato business, quello dei professionisti che avevano bisogno di qualcosa di più potente rispetto al già celebre Apple II. Il problema è che Steve Jobs insistette affinché la macchina non avesse una ventola di raffreddamento. La trovava rumorosa, poco elegante, incompatibile con la sua visione estetica del prodotto. Una scelta che si rivelò catastrofica.
Senza ventola, il calore generato dai componenti interni non aveva modo di dissiparsi in maniera adeguata. La scheda madre raggiungeva temperature tali da far letteralmente sollevare i chip dalle loro saldature. Il risultato erano crash continui, malfunzionamenti inspiegabili e utenti furiosi che avevano speso cifre importanti per una macchina professionale che si comportava come un fermaporta difettoso.
La soluzione più assurda della storia tech
Ed ecco il colpo di scena. Invece di richiamare immediatamente tutte le unità o ammettere un difetto di progettazione, Apple suggerì quella che potremmo definire la riparazione più anticonvenzionale mai proposta da un’azienda tecnologica. La procedura era semplice quanto surreale: sollevare l’Apple III di pochi centimetri dalla scrivania e farlo ricadere di peso. L’impatto avrebbe dovuto far rientrare i chip nelle loro sedi, ripristinando temporaneamente il funzionamento.
Ovviamente non era una soluzione vera. Era un cerotto su una ferita aperta. Apple alla fine fu costretta a riconoscere il problema e sostituì migliaia di unità difettose, riprogettando il sistema di dissipazione del calore. Ma ormai il danno di immagine era fatto. L’Apple III non si riprese mai davvero da quel disastro e finì per essere ricordato come uno dei più grandi flop nella storia dell’azienda.
Quello che rende questa vicenda ancora attuale è il modo in cui dimostra quanto le scelte di design, quando prevalgono sulla funzionalità, possano trasformarsi in problemi enormi. Jobs imparò la lezione, e nelle macchine successive il raffreddamento non venne più sacrificato sull’altare dell’estetica. Ma quel 15 aprile 1981 resta una pagina incredibile, il giorno in cui una delle aziende più innovative del pianeta disse ai propri clienti di risolvere un guasto tecnico con la forza di gravità.


