iPad compie 15 anni: come si è evoluto dal 2010 a oggi

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La storia dell’iPad: quindici anni di evoluzione raccontati tappa dopo tappa

Il 27 gennaio 2010 Steve Jobs presentò al mondo il primissimo iPad, un dispositivo con schermo multitouch da 9,7 pollici che a molti sembrò poco più di un iPhone gigante. E in effetti, dal punto di vista funzionale, non era poi così lontano dalla realtà. Ma quel tablet andava a colmare un vuoto evidente: chi voleva leggere, navigare sul web o giocare su uno schermo più grande dell’iPhone 3GS (fermo a 3,5 pollici) finalmente aveva un’opzione credibile. Da quel momento, Apple ha trasformato l’iPad in qualcosa di radicalmente diverso, dotandolo nel corso di sedici anni di funzionalità hardware e software che non si trovano né sull’iPhone né sul Mac. Una trasformazione avvenuta per tappe, ognuna con un peso specifico ben preciso.

Già nel 2011, con l’iPad 2, arrivarono le prime fotocamere (basilari, va detto), che aprirono la strada a FaceTime e alla fotografia occasionale. Oggi l’iPad Pro monta uno scanner LiDAR, registra video 4K in ProRes e supporta Center Stage per il tracciamento automatico del soggetto durante le videochiamate. Tutto è partito da lì. Nel 2012 toccò all’iPad mini, il primo tentativo di Apple di diversificare la gamma tablet con un formato compatto, pensato per chi cercava massima portabilità. Un anno dopo debuttò l’iPad Air, che portò l’architettura a 64 bit grazie al chip A7, lo stesso dell’iPhone 5s, in un corpo più sottile e leggero rispetto al modello standard.

L’era Pro e l’integrazione con il Mac

Il 2015 segnò una svolta netta. Apple lanciò il primo iPad Pro da 12,9 pollici, pensato per professionisti e creativi che avevano bisogno di più potenza e più spazio sullo schermo. Fu anche il primo iPad compatibile con l’Apple Pencil, aprendo un mondo nuovo per illustratori e designer. Nel 2018, con la terza generazione di iPad Pro, Apple eliminò il tasto Home fisico, adottò il Face ID, passò alla porta USB C e introdusse un design praticamente senza bordi. Scelte coraggiose che, col tempo, sono filtrate verso tutta la gamma.

Sul fronte software, il 2019 portò Sidecar, una funzione che permette di usare l’iPad come secondo schermo wireless del Mac. Nel 2022 arrivò poi Universal Control, che consente di controllare l’iPad con tastiera e mouse del Mac, trascinando file da un dispositivo all’altro. Due strumenti diversi, entrambi utilissimi nell’ecosistema Apple.

Dal chip M1 alle app desktop e iPadOS 26

Nel 2021 Apple fece una mossa che cambiò le carte in tavola: inserì il chip M1 (lo stesso dei Mac) dentro l’iPad Pro, polverizzando la concorrenza nei test di prestazioni. iPadOS all’epoca non sfruttava ancora a pieno quella potenza, ma il terreno era pronto. E infatti nel 2023 arrivarono Final Cut Pro e Logic Pro su iPad, offrendo a videomaker e musicisti un’alternativa concreta al MacBook per determinati flussi di lavoro. Anche sviluppatori terzi come Adobe e Affinity hanno colto l’occasione, portando strumenti creativi di livello professionale sul tablet.

Nel 2024 è arrivato l’iPad Pro con chip M4 e display tandem OLED, il dispositivo Apple più sottile di sempre (a parte il famoso panno per la pulizia, e no, non è una battuta). Colori più accurati, neri profondi e prestazioni ancora superiori. Infine, a fine 2025, iPadOS 26 ha introdotto il multitasking a finestre in stile macOS, una barra dei menu e un cursore ridisegnato per l’uso con tastiera e mouse. Con questi aggiornamenti, l’iPad si posiziona sempre più come alternativa reale al laptop per una platea di utenti sempre più ampia. Quindici anni fa sembrava un iPhone troppo cresciuto. Oggi è tutt’altra storia.

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