Mac Studio M5 e MacBook Pro touchscreen: i ritardi che nessuno si aspettava

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Il Mac Studio con chip M5 e il MacBook Pro con touchscreen rischiano di slittare: ecco perché

La carenza globale di RAM sta per colpire anche Apple, e le conseguenze potrebbero farsi sentire su due dei prodotti più attesi dal pubblico Mac. Fino a oggi, Cupertino era riuscita a restare sostanzialmente immune grazie al proprio peso sul mercato e a contratti blindati con i fornitori. Ma secondo quanto riportato da Mark Gurman nella sua newsletter Power On di Bloomberg, la situazione sta cambiando. Il nuovo Mac Studio con chip M5 e il tanto discusso MacBook Pro con touchscreen potrebbero subire ritardi nei rispettivi lanci, a causa di problemi nella catena di approvvigionamento.

Gurman descrive questi slittamenti come “minori”, ma per chi aspetta con impazienza non è esattamente una consolazione. Il Mac Studio M5, ad esempio, era dato per probabile nella prima metà del 2025, magari in concomitanza con la WWDC di giugno. Ora quello scenario appare irrealistico. La finestra più credibile, secondo Gurman, sarebbe ottobre, dopo il tradizionale lancio degli iPhone a settembre. Si parla quindi di circa quattro mesi di ritardo, cosa non da poco considerando che insieme al Mac Studio dovrebbe debuttare anche il chip M5 Ultra, il processore di punta della nuova generazione.

Il MacBook Pro con touchscreen potrebbe arrivare solo a inizio 2027

Discorso simile, se non peggiore, per il MacBook Pro dotato di schermo touch. Diverse fonti avevano indicato un lancio tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, ma Gurman suggerisce di prepararsi alla parte più lontana di quella finestra temporale. E questo nonostante il prodotto, dal punto di vista software, dovrebbe essere pronto già nell’autunno del 2026. Il problema, ancora una volta, è esclusivamente legato alla disponibilità di RAM.

La ragione di fondo di questa scarsità è piuttosto chiara: l’intelligenza artificiale. I data center di mezzo mondo stanno divorando enormi quantità di memoria per alimentare modelli e infrastrutture AI, lasciando briciole al settore consumer. Questo ha provocato forniture ridotte e, in molti casi, un aumento dei prezzi che si è fatto sentire un po’ ovunque.

Uno spiraglio di ottimismo per il futuro

Il quadro attuale non è roseo, ma sarebbe sbagliato dipingerlo come permanente. L’AI sta attraversando una fase di bolla, fatta di hype e crescita forsennata. Prima o poi, quella bolla si ridimensionerà oppure il mercato troverà un equilibrio più sostenibile. In entrambi i casi, i data center smetteranno di espandersi al ritmo attuale. Qualche segnale incoraggiante, tra l’altro, già si intravede: i prezzi della RAM hanno mostrato occasionali segni di stabilizzazione, anche se è presto per parlare di inversione di tendenza.

E poi c’è un dettaglio che gioca a favore di chi è nell’ecosistema Apple. Così come la forza contrattuale di Cupertino ha permesso di resistere più a lungo degli altri all’inizio della crisi, è ragionevole aspettarsi che sarà anche tra le prime aziende a ottenere componenti a prezzi sostenibili quando la situazione comincerà a normalizzarsi. Non è esattamente una bella notizia per la concorrenza, questo va detto. Ma per chi aspetta il prossimo Mac Studio o quel benedetto MacBook Pro con touchscreen, è quantomeno un motivo per non perdere la pazienza del tutto.

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