Apple dopo Tim Cook: il rischio di un esodo ai vertici
La transizione alla guida di Apple sta già producendo effetti a catena che vanno ben oltre il semplice cambio di poltrona. Dopo l’annuncio a sorpresa delle dimissioni di Tim Cook dal ruolo di CEO, previste per settembre, gli analisti stanno cercando di capire cosa succederà davvero dentro l’azienda di Cupertino. E le prime risposte non sono esattamente rassicuranti.
Il posto di Cook verrà occupato da John Ternus, promosso dall’interno, ma questa mossa innesca inevitabilmente un effetto domino su tutta la catena di comando. Promozioni, riassegnazioni e, soprattutto, possibili partenze eccellenti. Tra i nomi che circolano con più insistenza c’è quello di Mike Rockwell, figura di primo piano nel panorama dirigenziale di Apple.
Secondo un recente report di Mark Gurman per Bloomberg, il nuovo CEO potrebbe trovarsi di fronte a un vero e proprio “esodo di talenti”. Rockwell, in particolare, starebbe valutando due strade: lasciare completamente l’azienda oppure spostarsi in un ruolo consultivo. Chi segue le dinamiche di Cupertino sa bene che questi ruoli di “advisor” spesso rappresentano l’anticamera di un’uscita definitiva, un po’ come successe a suo tempo con Jony Ive. In entrambi i casi, il cambiamento dovrebbe concretizzarsi nel corso del prossimo anno.
Il nodo Rockwell e la questione Siri
Rockwell si è fatto conoscere dal grande pubblico grazie al suo lavoro di supervisione su Vision Pro. Il visore non ha sfondato sul mercato, questo è innegabile, ma dal punto di vista tecnico e logistico è stato comunque un progetto notevole. Proprio sulla scia di quella reputazione, gli è stata affidata la missione di rimettere in sesto Siri, l’assistente vocale di Apple che continua a deludere le aspettative di praticamente tutti.
Ecco il punto interessante, però: non è il peso di questo incarico ad aver spinto Rockwell a guardarsi intorno. Il problema, stando a quanto racconta Gurman, riguarda la nuova struttura aziendale sotto la guida di Ternus. Rockwell avrebbe delle riserve sul dover rispondere a Craig Federighi, il responsabile del software, e vorrebbe un ruolo più ampio. Non mette in discussione la propria capacità di fare il lavoro attuale. Ne vuole semplicemente di più.
Una partita ancora tutta da giocare
John Ternus non assumerà ufficialmente il ruolo di CEO prima dell’autunno, il che lascia diversi mesi per trovare un accordo. È anche plausibile che l’atteggiamento di Rockwell sia in parte una mossa negoziale: far pesare la propria importanza nel progetto Siri per ottenere un titolo e responsabilità più grandi. Non sarebbe la prima volta che succede una cosa del genere in una grande azienda tecnologica.
Gurman ritiene comunque improbabile che Rockwell se ne vada prima che il rilancio di Siri sia completato, e sia Cook che Ternus sperano che sia davvero così. Quel che appare chiaro è che l’annuncio delle dimissioni di Tim Cook ha aperto una fase di instabilità ai piani alti di Apple. Il compito più delicato per Ternus non sarà tanto ridisegnare la strategia di prodotto, quanto evitare che un fisiologico ricambio si trasformi in una vera crisi di successione.


