Uno spray nasale potrebbe invertire l’invecchiamento cerebrale

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Uno spray nasale potrebbe invertire l’invecchiamento cerebrale: lo studio della Texas A&M

Un gruppo di ricercatori della Texas A&M University sostiene di aver trovato il modo di invertire l’invecchiamento cerebrale con qualcosa di apparentemente banale: uno spray nasale. Sembra una di quelle notizie troppo belle per essere vere, eppure i risultati pubblicati sul Journal of Extracellular Vesicles nel maggio 2026 raccontano una storia piuttosto convincente. Dopo appena due dosi, i modelli trattati hanno mostrato miglioramenti significativi nella memoria, nella funzione cognitiva e nella riduzione dell’infiammazione cronica del cervello. Effetti che, aspetto ancora più sorprendente, sono durati mesi.

Il team guidato dal dottor Ashok Shetty, professore e vicedirettore dell’Istituto di Medicina Rigenerativa, ha lavorato insieme ai ricercatori Madhu Leelavathi Narayana e Maheedhar Kodali su un concetto che gli scienziati studiano da tempo: la cosiddetta neuroinfiammazione cronica legata all’età, nota in ambito scientifico come “neuroinflammaging”. Questo stato infiammatorio persistente e di basso livello è considerato uno dei principali responsabili del declino cognitivo, della nebbia mentale e, nei casi peggiori, di malattie neurodegenerative come la demenza e l’Alzheimer. Quello che nessuno aveva dimostrato fino ad ora è che questo processo potesse essere effettivamente reversibile.

Come funziona lo spray nasale sperimentale

La terapia si basa su particelle biologiche microscopiche chiamate vescicole extracellulari, strutture naturali che trasportano materiale genetico tra le cellule. In questo caso specifico, le vescicole sono state caricate con microRNA, molecole capaci di regolare numerosi processi biologici nel cervello. Narayana le ha definite “regolatrici maestre”, perché intervengono su molteplici percorsi genetici e di segnalazione contemporaneamente.

La somministrazione tramite spray nasale rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’approccio. Il trattamento riesce a superare la barriera ematoencefalica e ad arrivare direttamente nel tessuto cerebrale, senza bisogno di procedure invasive. Una volta raggiunto il cervello, la terapia agisce sulle cellule immunitarie coinvolte nell’infiammazione cronica, sopprimendo sistemi infiammatori come l’inflammasoma NLRP3 e le vie di segnalazione cGAS STING, entrambi fortemente associati all’invecchiamento cerebrale.

Ma lo spray nasale non si limita a spegnere l’infiammazione. I ricercatori hanno scoperto che il trattamento ripristina anche l’attività dei mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione di energia. L’invecchiamento e l’infiammazione danneggiano questi piccoli generatori, rendendo le cellule cerebrali meno efficienti. Ripristinando la funzione mitocondriale, la terapia sembra restituire ai neuroni la capacità di elaborare e immagazzinare informazioni. “Stiamo ridando la scintilla ai neuroni,” ha spiegato Narayana.

Prospettive future per demenza e salute cerebrale

I test comportamentali confermano i dati biologici: i soggetti trattati hanno ottenuto risultati nettamente migliori nei compiti di memoria e riconoscimento rispetto ai controlli non trattati. Riconoscevano oggetti familiari, identificavano novità e percepivano cambiamenti nell’ambiente circostante con maggiore prontezza.

Le implicazioni potenziali sono enormi, soprattutto considerando che negli Stati Uniti i casi annuali di demenza dovrebbero quasi raddoppiare entro il 2060, passando da circa 514.000 a un milione. “Uno spray nasale semplice, a due dosi, potrebbe un giorno sostituire procedure invasive o mesi di farmaci,” ha dichiarato Shetty, che ha anche sottolineato come i risultati siano stati coerenti in entrambi i sessi, un dato raro negli studi biomedici.

Il team ha già depositato un brevetto statunitense legato alla terapia, con il supporto del National Institute on Aging. Prima che il trattamento possa essere testato sugli esseri umani serviranno ulteriori ricerche, ma la possibilità che l’invecchiamento cerebrale non sia un destino inevitabile apre scenari che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza. Come ha detto Shetty: “Non puntiamo solo a vivere più a lungo, ma a vivere in modo più lucido e sano.”

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