I polpi sanno usare gli specchi per trovare il cibo nascosto: la scoperta che cambia tutto
Gli polpi hanno appena fatto il loro ingresso in un club esclusivo, quello degli animali capaci di usare uno specchio come strumento per orientarsi nello spazio. Un gruppo di ricercatori della Dartmouth College ha dimostrato che questi invertebrati riescono a imparare a sfruttare il riflesso di uno specchio per localizzare cibo nascosto alle loro spalle, un’abilità che fino a oggi era stata documentata solo nei vertebrati, come alcuni mammiferi e certi uccelli. Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology nel giugno 2026, apre scenari affascinanti su come funziona davvero la mente di questi animali e, più in generale, su come si evolve l’intelligenza nel regno animale.
Come i polpi hanno imparato a leggere il riflesso
Il team ha lavorato con tre esemplari di polpo californiano a due macchie (Octopus bimaculoides) ospitati nel laboratorio di Dartmouth. L’obiettivo era capire se i polpi fossero in grado di collegare ciò che vedevano nello specchio con la posizione reale di una fonte di cibo. Non dovevano semplicemente reagire al riflesso, ma interpretarlo. E la differenza è enorme.
Prima di tutto, gli animali hanno avuto il tempo di familiarizzare con lo specchio nel loro ambiente. Poi è iniziata la fase di addestramento: un granchio vivo veniva posizionato in un barattolo di vetro visibile solo attraverso il riflesso. Per raggiungerlo, il polpo doveva girarsi di 90 gradi e muoversi intorno a un angolo. Come ha spiegato Peter Tse, neuroscienziato cognitivo e coautore dello studio, nessuno nasce sapendo come funziona uno specchio. Proprio come un neopatentato impara a usare lo specchietto retrovisore, anche i polpi possono apprendere questa capacità.
Per la fase di test vera e propria, i ricercatori hanno usato un’immagine virtuale di un granchio al posto di una preda reale. Il motivo è semplice: i polpi possiedono chemorecettori che permettono loro di “annusare” e “gustare” attraverso il tatto, e questo avrebbe potuto falsare i risultati. L’immagine appariva dietro il polpo, a destra o a sinistra, ed era visibile solo tramite lo specchio. Per ottenere la ricompensa, l’animale doveva capire dove si trovava realmente la proiezione e dirigersi verso quel punto. E lo hanno fatto, scegliendo il lato corretto circa il 73% delle volte. Alcuni si sono persino arrampicati oltre il bordo della scatola per raggiungere la posizione dell’immagine proiettata, una soluzione creativa che nessuno aveva previsto.
Cosa ci dice questa scoperta sull’evoluzione dell’intelligenza
Il dato più sorprendente non riguarda solo i polpi in sé, ma quello che questa capacità racconta dell’evoluzione cognitiva. L’ultimo antenato comune tra esseri umani e polpi era un verme vissuto tra 350 e 500 milioni di anni fa. Come ha sottolineato Mary Kieseler, prima autrice della ricerca, il fatto che un organismo così distante da noi abbia sviluppato in modo indipendente la capacità di usare uno specchio come strumento suggerisce qualcosa di profondo: certi processi cognitivi potrebbero essere il risultato di un’evoluzione convergente, dove specie diverse arrivano a soluzioni neurali simili per affrontare le stesse sfide.
I polpi vivono in ambienti complessi, tra barriere coralline e fondali pieni di ostacoli, e cacciano con strategie da predatori agili: si avvicinano di soppiatto alla preda e attaccano rapidamente, prima di diventare essi stessi prede. Questa pressione ambientale potrebbe aver favorito lo sviluppo di una sorta di mappa mentale interna, una rappresentazione spaziale dell’ambiente circostante. I ricercatori restano cauti e ammettono che serviranno ulteriori studi per confermare l’esistenza di queste mappe cognitive. Ma una cosa è certa: ogni nuova scoperta su questi animali rende sempre più difficile sottovalutare ciò che accade dentro quella testa senza ossa.


