Un vaccino universale contro i coronavirus, progettato dall’intelligenza artificiale, supera il primo test sull’uomo
Il vaccino universale contro i coronavirus progettato interamente dall’intelligenza artificiale ha superato con successo la prima sperimentazione clinica su esseri umani. La notizia arriva dall’Università di Cambridge, dove un team di ricercatori ha sviluppato un approccio che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui ci si prepara alle future pandemie. E non è una promessa vaga: i risultati, pubblicati sul Journal of Infection nel giugno 2026, mostrano che il vaccino è sicuro, ben tollerato e capace di stimolare risposte immunitarie contro più coronavirus contemporaneamente.
Lo studio ha coinvolto 39 volontari sani, di età compresa tra 18 e 50 anni, presso le strutture di ricerca clinica del NIHR a Southampton e Cambridge. Nessun effetto collaterale significativo è stato riscontrato. Ma il dato più interessante è un altro: il vaccino ha generato risposte immunitarie non solo contro il SARS-CoV-2 (il virus della pandemia di Covid-19) e la SARS, ma anche contro coronavirus dei pipistrelli che non hanno ancora infettato l’uomo. Parliamo di virus che restano in circolazione nel mondo animale e che potrebbero, un giorno, fare il salto di specie.
Come funziona il super antigene creato al computer
Quello che rende questo vaccino universale contro i coronavirus davvero diverso è il metodo con cui è stato concepito. Per la prima volta in assoluto, il principio attivo di un vaccino testato sull’uomo è stato creato interamente attraverso simulazioni computazionali. I ricercatori hanno usato algoritmi di machine learning per analizzare le informazioni genetiche dei Sarbecovirus raccolte dai programmi di sorveglianza globale. Il sistema ha identificato le caratteristiche comuni a tutta la famiglia virale e le ha condensate in un unico “super antigene”, cioè la componente che insegna al sistema immunitario a riconoscere e combattere l’infezione.
Il professor Jonathan Heeney, che ha guidato la ricerca presso il Laboratorio di Zoonotica Virale dell’Università di Cambridge, ha spiegato il concetto con un’immagine piuttosto efficace: i vaccini tradizionali costringono a rincorrere continuamente le varianti del virus, “come un cane che insegue la propria coda”. Il nuovo approccio, invece, punta a essere proattivo anziché reattivo. Progettare la protezione prima che il virus muti, non dopo.
Un dettaglio non secondario riguarda la somministrazione. In questa sperimentazione, il vaccino è stato iniettato come vaccino a DNA tramite un sistema a microgetto fluido, senza ago. Una soluzione che potrebbe rendere le campagne vaccinali su larga scala più rapide e accessibili, soprattutto per chi ha paura degli aghi.
Verso una protezione a prova di futuro
La strada non è ancora conclusa. Serve una fase 2 più ampia per confermare l’efficacia su un gruppo di partecipanti più diversificato. Ma le premesse sono solide, anche perché gli studi preclinici sugli animali avevano già mostrato risposte immunitarie robuste contro più coronavirus.
Il professor Saul Faust dell’Università di Southampton, responsabile clinico della sperimentazione, ha sottolineato l’urgenza di questo tipo di ricerca: virus come influenza, coronavirus ed Ebola continuano a evolversi, e quando i vaccini convenzionali vengono distribuiti spesso risultano già poco efficaci contro le varianti in circolazione. Se si riuscisse a portare avanti clinicamente questa nuova classe di vaccini universali prima che scoppi una nuova emergenza, si potrebbero salvare milioni di vite, evitare lockdown e proteggere l’economia.
La tecnologia sviluppata da DIOSynVax, spinout dell’Università di Cambridge fondata nel 2017, non si ferma ai coronavirus. La pipeline include candidati vaccinali contro l’influenza stagionale, le minacce pandemiche influenzali e i virus delle febbri emorragiche. Il progetto è stato finanziato principalmente da Innovate UK, e rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra mondo accademico, settore privato e infrastrutture di ricerca clinica pubblica possa accelerare l’innovazione in ambito sanitario.


