Power Computing, l’ascesa e la caduta del clone Mac più famoso
Il 4 giugno 1997 rappresenta una data che chi segue la storia di Apple conosce bene, anche se spesso viene dimenticata nei racconti ufficiali. Quel giorno Power Computing, il produttore di cloni Mac più aggressivo e ambizioso del mercato, raggiunse il suo punto più alto. E da lì, paradossalmente, iniziò a scivolare verso il baratro. Nel giro di pochi mesi, entro i primi mesi del 1998, l’azienda aveva chiuso i battenti. Una parabola velocissima, quasi brutale, che racconta molto di come funzionava il mondo della tecnologia in quegli anni.
Il sogno dei cloni Mac e la strategia di Apple
Per capire cosa successe bisogna fare un passo indietro. A metà degli anni Novanta, Apple attraversava uno dei periodi più difficili della sua storia. Le vendite erano in calo, la quota di mercato si assottigliava e la dirigenza decise di provare una strada nuova: concedere in licenza il sistema operativo Mac OS ad altri produttori di hardware. L’idea, sulla carta, aveva senso. Più macchine con Mac OS significava più utenti, più software sviluppato per la piattaforma, più ecosistema. Power Computing fu tra i primi a buttarsi in questa avventura e lo fece con un entusiasmo contagioso. Le loro macchine costavano meno dei Mac originali, spesso erano anche più veloci, e il marketing era sfacciato, quasi provocatorio. Funzionava. I clienti apprezzavano e le vendite crescevano a ritmi impressionanti.
Il problema, però, era un altro. Power Computing non stava espandendo il mercato Mac nel suo complesso. Stava semplicemente sottraendo clienti ad Apple. Chi comprava un clone non era un utente Windows convertito, nella stragrande maggioranza dei casi era qualcuno che avrebbe comprato un Mac e invece sceglieva l’alternativa più economica. Per Apple, che già faticava a far quadrare i conti, era un disastro silenzioso.
Il ritorno di Steve Jobs e la fine di un’epoca
Quando Steve Jobs tornò alla guida di Apple nel 1997, una delle prime decisioni fu chiara e senza appello: il programma di licenze per i cloni Mac andava chiuso. Jobs non era mai stato un fan dell’idea e i numeri gli davano ragione. Apple acquisì la divisione tecnologica di Power Computing per circa 100 milioni di dollari, di fatto soffocando il clone maker più importante sul mercato. Fu una mossa dura, che lasciò parecchia amarezza tra chi aveva investito tempo e denaro in quel progetto. Ma dal punto di vista strategico si rivelò corretta.
Power Computing resta oggi un capitolo affascinante e un po’ malinconico nella storia della tecnologia. Un’azienda che faceva prodotti validi, con una community entusiasta, spazzata via non dalla mancanza di qualità ma da un cambio di strategia aziendale che non le lasciò scampo. Chi ricorda quegli anni sa che il ritorno di Jobs cambiò tutto, e la fine dei cloni Mac fu solo il primo segnale di una rivoluzione molto più profonda.


