iPhone 16 Pro e Apple Intelligence: la promessa tradita che fa arrabbiare tutti
Chi ha comprato un iPhone 16 Pro convinto di avere tra le mani il telefono “costruito per Apple Intelligence” si ritrova oggi con un pugno di mosche. O quasi. Perché dopo due anni di attese, ritardi e cause legali, il WWDC 2026 doveva essere il momento della riscossa. Quello in cui Apple avrebbe finalmente mantenuto tutte quelle promesse fatte nel 2024, quando presentò il suo sistema di intelligenza artificiale con lo slogan “AI per tutti noi”. Siri che capisce il contesto personale, azioni automatiche nelle app, un assistente vocale finalmente all’altezza. Tutto bellissimo, sulla carta.
E in effetti, guardando la presentazione, quelle funzionalità sembrano persino migliori di come erano state anticipate due anni fa. Il problema non è cosa Apple ha mostrato. Il problema è dove quelle funzioni gireranno davvero.
Il cavillo che cambia tutto
Durante il keynote, Craig Federighi ha infilato una precisazione che molti avranno colto solo a metà. Ha spiegato che il modello on device più potente, quello che abilita le voci espressive di Siri e la dettatura avanzata, richiederà hardware di ultima generazione. Tradotto: un iPad con chip M4 o successivo e 12 GB di memoria, un Mac con chip M3 o successivo e 12 GB, oppure un iPhone 17 Pro. Non un iPhone 17 base, attenzione. Proprio il Pro.
Per chi possiede un iPhone 16 Pro, venduto esplicitamente come il dispositivo più avanzato per l’intelligenza artificiale di Apple, è una doccia gelata. Un telefono che sul materiale promozionale veniva descritto come “Built for Apple Intelligence” non supporterà tutte le funzionalità di Apple Intelligence. Ed è difficile trovare una giustificazione convincente.
Apple ha citato solo due funzioni limitate ai nuovi dispositivi, ma la formulazione usata da Federighi lascia intendere che potrebbero essercene altre. Funzionalità come Spatial Reframing, per esempio, o gli strumenti di generazione immagini con limiti giornalieri di utilizzo legati alla potenza dei modelli AI. Da nessuna parte, sul sito di Apple, esiste un elenco completo delle feature esclusive dell’iPhone 17 Pro. Resta tutto nel vago, e questa ambiguità non rassicura nessuno.
La vecchia strategia del specchietto per le allodole
La cosa paradossale è che Apple è riuscita a entusiasmare e deludere nello stesso momento. E considerando quanto la serie iPhone 16 abbia venduto bene, la platea degli scontenti è tutt’altro che ristretta.
Nessuno ha comprato un iPhone 16 Pro esclusivamente per le funzioni AI, chiaro. Ma questo non rende meno frustrante scoprire che un dispositivo presentato come la porta d’ingresso verso il futuro dell’intelligenza artificiale si ritrova tagliato fuori da buona parte di quel futuro. È lecito pensare che Apple stesse già lavorando a molte di queste funzionalità ben prima di annunciare la serie iPhone 16. Allora perché vendere un telefono come “fatto su misura per l’AI” sapendo che non sarebbe stato del tutto vero?
Comprare un nuovo iPhone 17 Pro o aspettare l’iPhone 18 Pro solo per accedere a feature che erano state implicitamente garantite non è esattamente una proposta allettante. Certo, le funzioni AI che arriveranno sull’iPhone 16 Pro saranno comunque utilizzabili, e se manterranno le promesse viste al keynote del WWDC potranno anche valere l’attesa. Ma resta quella sensazione sgradevole di chi ha creduto a una promessa e si ritrova con le condizioni scritte in piccolo. Per ogni passo avanti che Apple fa con l’intelligenza artificiale, sembra proprio che non riesca a evitarne almeno due indietro.


