Siri AI finalmente arriva ma è già troppo lenta e troppo tardi

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Siri AI è finalmente arrivata, ma il mondo non ha aspettato

Dopo due anni di rinvii e promesse mancate, Siri AI è stata presentata di nuovo al WWDC di quest’anno, stavolta legata al lancio di iOS 27. E chi ha buona memoria sa bene che questa storia ha radici lunghe. Apple aveva promesso una versione aggiornata del suo assistente vocale già nel giugno 2024, parlando di consapevolezza contestuale profonda, capacità di cercare tra email, messaggi e dati personali per offrire conversazioni naturali e ricche. C’erano persino spot pubblicitari che collegavano esplicitamente la funzione all’iPhone 16 Pro. Poi, però, il progetto ha iniziato a zoppicare. Il lancio è slittato da iOS 18 a iOS 18.4, poi a iOS 26, poi ancora a iOS 26.4. Chi aveva comprato un iPhone 16 Pro con quella promessa in testa si è ritrovato con un pugno di mosche (e qualche rimborso, almeno quello). Ora, con il debutto previsto in autunno insieme agli aggiornamenti di OS 27, Siri AI dovrebbe finalmente arrivare sui dispositivi Apple. Il problema? Il resto del mondo, nel frattempo, è andato avanti parecchio.

La velocità resta un punto critico

La cosa che salta all’occhio subito, guardando le demo sul palco, è la lentezza. Parliamo di presentazioni preparate nei minimi dettagli, in condizioni presumibilmente ottimali, con la possibilità di ripetere se qualcosa va storto. Eppure, anche così, c’era un ritardo evidente prima che Siri AI rispondesse a ogni comando. I presentatori avevano tempo di aggiungere un commento mentre il cerchietto girava nella Dynamic Island. Cronometro alla mano, durante la demo iniziale di Mike Rockwell, i tempi di risposta andavano da 3,71 secondi nel caso più veloce fino a 8,31 secondi. Quando il collega Justin Titi ha mostrato attività più complesse, si è arrivati anche a 10,43 secondi. Può sembrare poco, ma se si pensa che questa dovrebbe essere un’azione ripetuta più volte, e che Apple prometteva una modalità conversazionale, quei secondi pesano. Come parlare con qualcuno che si ferma dieci secondi dopo ogni frase. E il confronto con la concorrenza non aiuta: ChatGPT, in condizioni reali e non da laboratorio, risponde a domande analitiche complesse in meno di 2 secondi, con picchi di 2,6 secondi aggiungendo parametri multipli.

Funzionalità già viste altrove, ma nuove per Apple

Sul piano delle funzionalità, quasi tutto quello che Siri AI ha mostrato era già disponibile altrove. Accesso alla conoscenza generale? Standard. Integrazione profonda nel sistema operativo? Google lo ha annunciato il mese scorso. Capacità di riprendere conversazioni passate, cercare nelle email, dire dove è stata scattata una foto, organizzare un evento in autonomia? Gemini fa tutto questo. Il che ha senso, considerando che Siri AI è stata costruita sulle fondamenta di Google dopo che Apple non è riuscita a completare il lavoro da sola. L’unico elemento davvero distintivo potrebbe essere la promessa sulla privacy, anche se restano dubbi legati alla gestione dei server.

Detto questo, va riconosciuto che Siri AI rappresenta un salto enorme rispetto alla vecchia Siri. Le novità per l’ecosistema Apple ci sono: maggiore accuratezza nelle risposte, un’app dedicata per consultare le conversazioni passate su tutti i dispositivi sincronizzati via iCloud, consapevolezza contestuale reale (sapere cosa c’è sullo schermo, cosa è stato chiesto prima, il contenuto di email e messaggi), strumenti di scrittura disponibili praticamente ovunque si digiti, e voci personalizzabili con regolazione di velocità ed espressività. Quest’ultima opzione, però, sarà riservata ai dispositivi più recenti e potenti, come iPhone Air, iPhone 17 Pro, iPad con chip M4 o successivi e Mac con M3 o superiori. Nulla di rivoluzionario per il settore, ma per chi vive nell’ecosistema Apple e ha sopportato la vecchia Siri per anni, potrebbe bastare.

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