Quando Apple provò a conquistare Windows con il suo browser
L’11 giugno 2007, Steve Jobs salì sul palco con l’entusiasmo che tutti conoscevano bene e annunciò qualcosa che pochi si aspettavano: Safari 3 per Windows. Era la prima volta che il browser di Apple sbarcava sui PC, un territorio dominato da Internet Explorer e Firefox. L’idea era ambiziosa, quasi sfrontata. Portare un pezzo dell’ecosistema Apple nel cuore del mondo Microsoft. Sulla carta, poteva sembrare una mossa geniale. Nei fatti, le cose andarono in modo molto diverso.
Un’idea coraggiosa, un risultato deludente
Bisogna inquadrare il contesto. Nel 2007, Apple stava vivendo un momento magico. L’iPhone era stato annunciato pochi mesi prima, il Mac guadagnava quote di mercato e Jobs voleva espandere l’influenza del marchio su ogni fronte possibile. Safari, che su Mac funzionava piuttosto bene, sembrava il candidato perfetto per tentare l’invasione. Il ragionamento era semplice: se milioni di utenti Windows avessero iniziato a usare Safari, si sarebbero avvicinati all’universo Apple in modo naturale.
Il problema è che Safari 3 per Windows era, per dirla senza giri di parole, un disastro. Il browser si presentava con bug evidenti fin dal primo giorno. Crash frequenti, problemi di compatibilità con i siti web, una resa grafica che su Windows risultava strana, quasi aliena. I caratteri apparivano sfocati per molti utenti, perché Apple utilizzava un sistema di rendering del testo completamente diverso da quello a cui gli utenti PC erano abituati. Dettagli che, messi insieme, trasformavano l’esperienza in qualcosa di frustrante.
La community dei sviluppatori e degli esperti di sicurezza non fu affatto tenera. Entro poche ore dal lancio, vennero segnalate diverse vulnerabilità critiche. Non esattamente il biglietto da visita che Apple avrebbe voluto presentare al pubblico Windows.
Il lento declino e la lezione che resta
Nonostante gli aggiornamenti successivi, Safari per Windows non riuscì mai a scrollarsi di dosso quella prima impressione negativa. Apple continuò a supportarlo per qualche anno, rilasciando la versione 5 nel 2010, ma nel 2012 il progetto venne silenziosamente abbandonato. La quota di mercato browser conquistata su Windows rimase sempre marginale, ben lontana dalle ambizioni iniziali.
C’è però un aspetto interessante che spesso viene trascurato. L’esperimento di Safari su Windows servì anche a un altro scopo: permettere agli sviluppatori di testare i propri siti web per il motore WebKit senza possedere un Mac. Quando arrivò l’App Store dell’iPhone, questo si rivelò utile, perché le web app per il primo iPhone giravano proprio su Safari.
Resta il fatto che quella mossa del 2007 rappresenta uno dei rari passi falsi di Jobs. Non tutto ciò che Apple toccava si trasformava in oro, e Safari 3 per Windows ne è la prova più eloquente. Una lezione che, probabilmente, ha contribuito a rendere l’azienda di Cupertino ancora più attenta nel valutare dove e come espandere i propri prodotti al di fuori del proprio ecosistema.


