La nuova Siri AI su iOS 27: cosa funziona davvero e cosa ancora no
La prima beta per sviluppatori di iOS 27 è arrivata lunedì 9 giugno, e con lei il pezzo forte di quest’anno: la nuova Siri AI. Non un aggiornamento cosmetico, non una limatura qua e là. Parliamo di una ricostruzione totale da zero, con un nuovo modello fondativo, elaborazione cloud rivista, una voce più naturale, un database di conoscenze ampliato e la capacità di sostenere conversazioni avanti e indietro come un vero assistente. Apple ha messo subito le mani avanti: anche quando arriverà in autunno, Siri sarà ancora tecnicamente in beta. Il che la dice lunga su quanto lavoro resti da fare. Eppure, dopo una settimana di test con la prima developer beta, le impressioni sono un curioso mix di stupore e frustrazione.
Sicurezza e risposte: un passo avanti enorme
Una delle cose che colpisce subito è quanto Apple abbia lavorato sulla sicurezza del nuovo assistente. Rispetto a tanti altri chatbot basati su LLM, Siri AI non cade nelle trappole più comuni. Non fa il ruffiano: niente complimenti gratuiti, niente frasi melense tipo “che bella domanda!” o “sei davvero brillante”. Se qualcuno le chiede quali siano le sue canzoni preferite, risponde senza esitazioni che non è una persona, non ha sentimenti né gusti, e poi offre di riprodurre le tracce più ascoltate dall’utente. Su prompt potenzialmente pericolosi, come domande che lasciano intendere l’intenzione di farsi del male, Siri rifiuta di rispondere nel merito e propone il contatto diretto con una linea di aiuto. In un panorama dove troppi modelli linguistici finiscono per fare da fidanzatina digitale a chiunque, è un segnale molto positivo.
La voce è notevolmente più espressiva e naturale, le risposte tendono a essere concrete e prive di quel tono artificialmente entusiasta che affligge altri assistenti. C’è ancora da scavare per trovare eventuali falle nell’implementazione, ma la direzione è quella giusta.
Quando funziona, funziona davvero bene
Le capacità del nuovo assistente sono, in certi casi, sorprendenti. Chiedere informazioni su eventi recenti adesso funziona: interrogata sui risultati delle finali NBA prima che finissero, Siri AI non ha inventato un vincitore, limitandosi a fornire i punteggi aggiornati. La vecchia Siri avrebbe semplicemente scaricato tutto su una ricerca web.
C’è poi la questione del contesto personale. In un test particolarmente significativo, è stato chiesto a Siri quali fossero i piani per il compleanno della moglie dell’utente. L’assistente ha dovuto identificare chi fosse la moglie, scandagliare diverse conversazioni in Messaggi, e restituire date, orari e luoghi corretti. Ha persino offerto un link al thread pertinente. A seguire, ha trovato la conferma email della prenotazione e calcolato il tempo di percorrenza in auto verso il ristorante. È esattamente il tipo di integrazione profonda tra app e dati personali che Apple aveva promesso alla WWDC.
Anche la modalità fotocamera di Siri mostra potenziale concreto: inquadrando uno scontrino del supermercato, è possibile chiedere di rimuovere alcune voci e dividere il totale restante tra due persone. Roba da vita quotidiana vera.
I limiti ci sono, e si vedono
Per ogni momento impressionante, ce n’è uno deludente. Errori server frequenti, interruzioni casuali, risposte sbagliate su quesiti logici banali. Siri AI ha sbagliato a indicare quali giorni della settimana contengono la lettera “D”, il che ricorda brutalmente che i modelli linguistici non capiscono davvero nulla: simulano comprensione quando i dati di addestramento coprono quel caso specifico, e falliscono quando non lo fanno.
Ci sono poi buchi funzionali strani. Chiedere di creare uno sfondo da una foto in un certo stile? Siri non sa farlo, ma Image Playground riesce senza problemi. Non sa nemmeno rispondere a una domanda come “a che ora la temperatura scenderà sotto i 27 gradi?”, pur mostrando un widget meteo con le previsioni orarie. Capisce il contesto ma non riesce a fare il ragionamento finale.
Apple ha circa tre mesi prima che Siri AI raggiunga centinaia di milioni di utenti. Il potenziale c’è tutto, ma la strada da percorrere resta parecchia.


