Apple e la nuova funzione App Store che traccia ogni ricerca
Ogni tocco sullo schermo, ogni ricerca effettuata: la nuova funzione Personalized Collections dell’App Store di Apple potrebbe registrare tutto quanto. La notizia, riportata da Cult of Mac, ha sollevato più di qualche sopracciglio tra gli utenti e gli esperti di privacy digitale, e a ragione.
Il punto è piuttosto semplice, anche se le implicazioni non lo sono affatto. Apple ha introdotto una funzionalità chiamata Personalized Collections che, in sostanza, raccoglie dati sulle abitudini di navigazione degli utenti all’interno dello store. Quali app vengono cercate, quali vengono aperte, quanto tempo si spende a leggere una descrizione. Tutto viene potenzialmente catalogato per offrire suggerimenti più mirati e, naturalmente, per migliorare l’esperienza complessiva. Almeno questa è la versione ufficiale.
Cosa cambia davvero per chi usa l’App Store
Il fatto che sia proprio Apple a muoversi in questa direzione fa un certo effetto. Parliamo dell’azienda che ha costruito interi spot pubblicitari sul concetto di rispetto della privacy. Quella che ha messo i bastoni tra le ruote a Meta e ad altri colossi dell’advertising con la famosa App Tracking Transparency. E ora? Ora sembra che anche Cupertino stia ampliando il proprio raggio d’azione quando si tratta di raccogliere informazioni sugli utenti, almeno dentro il proprio ecosistema.
La funzione Personalized Collections non è necessariamente una cosa negativa in sé. Ottenere suggerimenti migliori nell’App Store può effettivamente far risparmiare tempo e far scoprire applicazioni utili che altrimenti resterebbero sepolte tra milioni di alternative. Il problema, come spesso accade, sta nella trasparenza. Quanto sanno davvero gli utenti di ciò che viene raccolto? E soprattutto, quanto controllo hanno su questo processo?
Il confine sottile tra personalizzazione e sorveglianza
Non è la prima volta che una grande azienda tech si trova a camminare sul filo tra personalizzazione utile e raccolta dati invasiva. Ma quando lo fa Apple, la cosa assume un peso diverso. Perché milioni di persone hanno scelto l’ecosistema della mela proprio per la promessa di maggiore protezione. Scoprire che l’App Store potrebbe monitorare ogni interazione con una granularità così fine rischia di incrinare quel patto di fiducia.
Resta da capire se Apple fornirà opzioni chiare per disattivare il tracciamento legato alle Personalized Collections o se questa raccolta dati verrà presentata come parte integrante del servizio, da prendere o lasciare. Nel frattempo, vale la pena tenere gli occhi aperti sulle impostazioni di privacy del proprio dispositivo. Perché a volte, le funzioni che sembrano pensate per semplificare la vita finiscono per complicare parecchio il rapporto con chi le ha create.


