Specie criptiche: per ogni vertebrato noto ne esistono altre due

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Le specie criptiche dei vertebrati: un mondo nascosto sotto i nostri occhi

Per ogni specie di vertebrato conosciuta, altre due potrebbero esistere senza che nessuno se ne sia mai accorto. Non si tratta di creature esotiche nascoste in foreste impenetrabili, ma di animali che vivono sotto gli occhi di tutti, praticamente identici ai loro “parenti” noti, eppure geneticamente diversi al punto da costituire specie criptiche a tutti gli effetti. La scoperta, pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society B nel marzo 2026, arriva da un gruppo di ricercatori della University of Arizona guidato dal professor John Wiens e dal dottorando Yinpeng Zhang.

Parliamo di un’analisi monumentale: oltre trecento studi scientifici provenienti da tutto il mondo, passati al setaccio per capire quanto sia diffuso il fenomeno delle specie criptiche tra pesci, uccelli, rettili, anfibi e mammiferi. Il risultato ha sorpreso anche chi se lo aspettava. La biodiversità dei vertebrati potrebbe essere almeno il triplo di quella attualmente censita, e una fetta enorme di questa ricchezza biologica resta senza nome, senza descrizione formale e, soprattutto, senza alcuna forma di tutela.

Cosa sono le specie criptiche e perché sfuggono da sempre

Per secoli, la classificazione degli animali si è basata su quello che si poteva osservare a occhio nudo: colorazione, forma del corpo, disposizione delle squame, dimensioni. Un approccio logico, che ha funzionato benissimo per distinguere un gatto da un cane, ma che mostra tutti i suoi limiti quando ci si trova davanti a organismi che sembrano fotocopie l’uno dell’altro. Le specie criptiche sono esattamente questo: animali visivamente indistinguibili che però, a livello di DNA, raccontano una storia completamente diversa.

Con l’avvento delle tecnologie di sequenziamento molecolare, sempre più accessibili e veloci, i ricercatori hanno iniziato a scoprire che popolazioni ritenute appartenenti alla stessa specie si erano in realtà separate evolutivamente da centinaia di migliaia, a volte oltre un milione di anni. Wiens lo spiega con una chiarezza disarmante: il DNA racconta che queste specie sono distinte da un tempo lunghissimo, anche se ai nostri occhi appaiono identiche.

Un caso emblematico arriva proprio dall’Arizona. Il serpente reale di montagna dell’Arizona è stato considerato per anni un’unica specie in tutto lo stato. Stessi colori, stesse strisce rosse, nere e bianco giallastre. Poi nel 2011 le analisi molecolari hanno rivelato che gli esemplari del nord erano geneticamente diversi da quelli del sud. Risultato: la popolazione meridionale è stata elevata a specie autonoma con il nome di Lampropeltis knoblochi, mentre quella settentrionale ha mantenuto il nome Lampropeltis pyromelana. Due specie distinte che, guardate fianco a fianco, sembrano la stessa cosa.

Perché questa scoperta cambia tutto per la conservazione

E qui la faccenda diventa davvero seria. Perché se quella che sembrava una specie diffusa su un territorio ampio viene suddivisa in due o tre specie criptiche, ognuna di queste occupa un areale molto più ristretto. E un areale piccolo, nella biologia della conservazione, è praticamente sinonimo di vulnerabilità. Il rischio di estinzione cresce in modo proporzionale alla riduzione dell’habitat.

Il problema è che la stragrande maggioranza di queste specie non è stata ancora formalmente descritta. Centinaia di studi molecolari le hanno individuate, ma pochissime hanno ricevuto un nome scientifico ufficiale. Senza quel riconoscimento, non esistono agli occhi della legge. Nessuna protezione, nessun piano di conservazione, nessun vincolo ambientale.

Zhang solleva anche un punto spesso trascurato: i programmi di conservazione che mirano ad aumentare le popolazioni di una specie rischiano di incrociare involontariamente individui appartenenti a specie diverse, se le specie criptiche non vengono identificate correttamente. Questo potrebbe avere effetti imprevedibili sulla salute genetica delle popolazioni coinvolte.

Il messaggio dei ricercatori è tanto semplice quanto urgente: se non sappiamo che una specie esiste, non possiamo proteggerla. E con una biodiversità nascosta di queste proporzioni, il lavoro da fare è enorme. Ogni studio tassonomico che sembra un esercizio accademico, in realtà, potrebbe essere l’unica cosa che separa una specie sconosciuta dalla sua scomparsa silenziosa.

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