Macworld perde Jason Snell dopo 29 anni: un’era che finisce

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Jason Snell saluta Macworld dopo quasi tre decenni di storia Apple

La lunga avventura di Jason Snell con Macworld è arrivata al capolinolo. Quella che era iniziata come una scommessa quasi disperata nel lontano 1997, quando Apple sembrava sul punto di chiudere i battenti, si è trasformata in un viaggio durato 29 anni attraverso ogni fase della storia della compagnia di Cupertino. E ora, con la sua ultima colonna More Color, Snell chiude un capitolo enorme della sua carriera giornalistica.

Tutto era partito in un momento surreale. Steve Jobs era appena tornato alla guida di Apple dopo aver fatto fuori Gil Amelio, ma non c’era ancora nessun prodotto concreto a dare speranza. Niente iMac, niente svolta visibile. Solo la campagna “Think Different” e la famosa apparizione di Bill Gates al Macworld Expo per convincere il mondo che Apple ce l’avrebbe fatta. La famiglia di Snell gli chiedeva già quale lavoro avrebbe trovato una volta che Apple fosse fallita. La rivista dove lavorava prima, MacUser, aveva già chiuso. Macworld sembrava destinata a seguire lo stesso destino.

Dalla quasi bancarotta al dominio globale

Poi, nel 1998, arrivò l’iMac. E da lì tutto cambiò. Mac OS X fece la sua comparsa nei primi anni duemila, costruito sulle fondamenta di NeXTSTEP ma con abbastanza compatibilità Mac da non perdere per strada utenti e sviluppatori. Un colpo di genio tecnico che, secondo Snell, non ha mai ricevuto il riconoscimento che merita nella storia della rinascita di Apple.

Quello che seguì fu una sequenza quasi incredibile di successi: l’iPod, la rinascita del Mac, gli Apple Store, e poi il colpo grosso, l’iPhone. Snell ha vissuto tutto questo dall’interno, raccontandolo dalle pagine di Macworld. Anche la morte di Steve Jobs, nel momento del suo più grande trionfo con l’iPhone, non fermò la corsa. L’era di Tim Cook si rivelò quella della crescita esplosiva. Cook non provò mai a imitare Jobs, e fu la scelta giusta. La sua forza stava nella gestione della supply chain, nell’innovazione manifatturiera, nel cavalcare la domanda enorme generata dall’iPhone. Il momento chiave fu probabilmente settembre 2014, con il lancio dell’iPhone 6 e dell’Apple Watch.

Un nuovo capitolo per Apple e per Snell

Ed è proprio in quel settembre 2014 che Snell lasciò Macworld come dipendente a tempo pieno, fondando Six Colors. Ma il legame con Macworld non si spezzò mai: quasi 500 colonne scritte come collaboratore in undici anni.

Ora Apple si trova a un nuovo punto di svolta. John Ternus, il nuovo CEO, porta una prospettiva radicalmente diversa da quella di Cook. Non è un uomo da business school arrivato dall’esterno. È cresciuto dentro Apple per un quarto di secolo, partendo dal basso nel gruppo hardware. Conosce il prodotto a livello viscerale, capisce cosa rende speciali i dispositivi Apple per chi li usa ogni giorno. In un momento in cui l’azienda domina il mercato ma fatica ad adattarsi ai cambiamenti rapidi dell’industria tech, avere un CEO con quella sensibilità potrebbe fare una differenza enorme.

Snell chiude la sua ultima colonna More Color su Macworld ringraziando la redazione, il suo editor Roman Loyola (che era già lì nel 1994, al suo primo giorno a MacUser), e soprattutto i lettori che lo hanno seguito per tutti questi anni. Il 2026 è stato un anno pieno di traguardi per lui: dalla partecipazione a Jeopardy! alla recensione del libro di David Pogue su Apple per il Wall Street Journal, fino al lancio di un podcast sulla storia di Apple. Macworld perde una delle sue voci più longeve e riconoscibili, ma Snell promette di continuare a scrivere di Apple. Solo, da un’altra parte.

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