Apple ha minacciato di rimuovere Grok dall’App Store per i deepfake

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Apple ha minacciato di rimuovere Grok dall’App Store per le immagini deepfake

La questione dei deepfake generati tramite intelligenza artificiale è tornata prepotentemente al centro del dibattito, e questa volta coinvolge direttamente Apple e la sua gestione dell’App Store. Secondo quanto emerge da un recente report di CNBC, ripreso anche da 9to5Mac, Apple avrebbe minacciato xAI, la società di Elon Musk proprietaria del chatbot Grok, di procedere alla rimozione dell’app dallo store se i problemi legati alla generazione di immagini pornografiche non consensuali non fossero stati risolti.

Il punto è che, nonostante la minaccia, l’app Grok non è mai stata effettivamente rimossa. E questo lascia parecchie domande aperte.

Cosa è successo a gennaio con Grok e la piattaforma X

Per diversi giorni, nel mese di gennaio, la piattaforma social X (ex Twitter) è stata letteralmente inondata da immagini pornografiche generate dall’intelligenza artificiale. Non si trattava di contenuti qualunque: erano coinvolti adulti senza il loro consenso e, aspetto ancora più grave, anche minori. Una situazione che ha sollevato un’ondata di indignazione comprensibile, con molti utenti e osservatori che si chiedevano perché le autorità legali fossero così lente a intervenire. Ma soprattutto, il silenzio di Apple sulla vicenda ha fatto rumore.

Apple, che storicamente applica regole piuttosto rigide sulle app presenti nel proprio store, sembrava non voler prendere posizione pubblica. Eppure, dietro le quinte, qualcosa si muoveva. La minaccia di ban dall’App Store nei confronti di Grok c’è stata davvero. Solo che non si è mai tradotta in azione concreta.

Musk ha cambiato le regole, ma Grok è rimasta sostanzialmente uguale

Elon Musk, dal canto suo, ha modificato alcune regole di moderazione sulla piattaforma X dopo che la vicenda è esplosa. Va detto però che questo è avvenuto anche dopo aver di fatto monetizzato quei contenuti illegali attraverso il traffico generato. Un dettaglio che non è sfuggito a nessuno e che ha alimentato ulteriori critiche.

Per quanto riguarda l’app Grok vera e propria, i cambiamenti sono stati minimi. Le funzionalità che permettevano la generazione di immagini problematiche non hanno subito le modifiche sostanziali che ci si sarebbe aspettati, considerando la gravità della situazione. Questo solleva una questione più ampia: quanto è efficace il potere di Apple come “guardiano” dell’ecosistema app, se poi le minacce restano solo sulla carta?

La vicenda mette in luce un problema strutturale nel rapporto tra le grandi piattaforme e chi dovrebbe regolamentarle. Grok continua a essere disponibile sull’App Store, X continua a operare come prima, e la protezione delle vittime di deepfake resta un tema che fatica a trovare risposte concrete. Una dinamica che, purtroppo, rischia di ripetersi finché le parole non saranno accompagnate da fatti.

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