Apple, Johny Srouji è il nuovo Chief Hardware Officer: ecco perché conta

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Johny Srouji, il nuovo Chief Hardware Officer di Apple che nessuno può permettersi di perdere

La settimana scorsa dalla sede di Apple sono arrivate notizie che hanno scosso parecchio il mondo tech. La più discussa, ovviamente, riguarda Tim Cook che lascia il timone operativo a John Ternus, nuovo CEO dell’azienda. Ma c’è un altro annuncio che merita altrettanta attenzione, forse di più: Johny Srouji è stato nominato Chief Hardware Officer. Un ruolo che non esisteva in Apple da oltre un decennio, da quando Bob Mansfield andò in pensione nel 2012. E il fatto che questa nomina sia stata comunicata in contemporanea con il passaggio di consegne tra Cook e Ternus la dice lunga su quanto sia strategica.

Srouji non è un nome che circola spesso fuori dalle cerchie degli addetti ai lavori. Eppure definirlo il “padre di Apple Silicon” non è nemmeno sufficiente. La storia parte da lontano, dal 2010, quando il primo processore progettato internamente da Apple, l’A4, alimentava l’iPhone 4 e il primo iPad. Da quel momento in poi, Srouji ha guidato ogni singolo passo dell’evoluzione dei chip Apple. E che evoluzione. Nel mercato degli smartphone, la scelta di progettare processori su misura per i propri dispositivi ha dato ad Apple un vantaggio competitivo enorme. Mentre aziende rivali dovevano accontentarsi di soluzioni generiche acquistate da fornitori come Intel o Qualcomm, Cupertino poteva calibrare ogni aspetto del chip sulle esigenze specifiche dei propri prodotti.

Il risultato? Ogni anno lo stesso copione. Qualcomm presentava un nuovo processore con grande enfasi, e puntualmente a settembre Apple rispondeva con un chip che surclassava la concorrenza. Non di poco, ma in modo netto. Nel 2018 arrivò l’iPad Pro con il processore A12X, un primo segnale che quei chip potevano scalare ben oltre il mondo mobile. Nel 2020, con l’A12Z, Apple dichiarò apertamente che il suo tablet era più potente della maggior parte dei laptop in commercio. Col senno di poi, era un indizio enorme. Pochi mesi dopo, il lancio del processore M1 confermò tutto: Apple Silicon era pronto a conquistare anche il mondo dei computer.

Perché trattenere Srouji era una priorità assoluta

Qui entra in gioco la parte più delicata della vicenda. Con Cook in uscita e Ternus in arrivo, Johny Srouji si è trovato in una posizione scomoda. Il suo storico capo stava per andarsene, sostituito da qualcuno che fino a quel momento era un suo pari, un collega allo stesso livello nella gerarchia aziendale. È del tutto naturale, umanamente comprensibile, che una situazione del genere generi qualche tensione.

Non a caso, a dicembre, il noto giornalista Mark Gurman di Bloomberg riportò che Srouji stava valutando seriamente di lasciare Apple. Una notizia che suonò come un allarme rosso per chiunque capisse l’importanza del suo ruolo. Due giorni dopo, però, Srouji fece trapelare una nota interna al suo team in cui rassicurava tutti sulla propria permanenza. Leggendo tra le righe, sembra evidente cosa sia successo: Cook e Ternus hanno riconosciuto il suo valore e gli hanno offerto qualcosa di concreto. La guida dell’intera divisione hardware, quella che prima apparteneva proprio a Ternus.

Una nuova era, con qualche sfida da affrontare

Ora Srouji gestisce una porzione enorme dell’azienda. Ma non sarà tutto rose e fiori. Gurman descrive il suo approccio come molto esigente, e parla di una vera e propria “doccia fredda” per la divisione hardware che dovrà adattarsi al nuovo stile di leadership. Ogni manager ha il proprio modo di operare, e i conflitti durante le transizioni sono fisiologici. Srouji dovrà conoscere le dinamiche del nuovo team, e il team dovrà calibrarsi sulle sue aspettative. Ternus, dal canto suo, monitorerà sicuramente la situazione da vicino, dato che Srouji risponde direttamente a lui.

La cosa davvero importante, però, è che Apple sia riuscita a trattenere uno dei suoi talenti più preziosi in un momento di grande cambiamento. Perdere Johny Srouji avrebbe significato indebolire quel vantaggio tecnologico che oggi permea ogni singolo prodotto, dal MacBook più economico all’iPhone di punta. Sarà molto interessante osservare cosa riuscirà a fare con responsabilità ancora più ampie sulle spalle.

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