Energia geotermica dalle vecchie miniere di carbone: il caso Cumberland
Una piccola cittadina canadese sta dimostrando che l’energia geotermica può nascere nei posti più impensabili. Cumberland, nella Columbia Britannica, ha deciso di trasformare le sue miniere di carbone abbandonate in una risorsa per riscaldare e raffreddare gli edifici, con emissioni quasi nulle. E la cosa bella è che non si tratta di fantascienza, ma di un progetto concreto, già in fase di studio avanzato.
Per quasi ottant’anni, l’estrazione del carbone ha definito l’identità di questa comunità. Migliaia di lavoratori, milioni di tonnellate esportate fino in Giappone, navi che partivano cariche da Union Bay. Poi, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, tutto si è fermato. Le miniere hanno chiuso, lasciando un vuoto economico enorme e una rete sotterranea di tunnel allagati. Proprio quell’acqua intrappolata nel sottosuolo, oggi, potrebbe diventare il cuore di un sistema energetico pulito.
Il progetto si chiama Cumberland District Energy e nasce dalla collaborazione con l’iniziativa ACET (Accelerating Community Energy Transformation) guidata dall’Università di Victoria. Il principio è semplice: l’acqua nelle vecchie gallerie mantiene una temperatura relativamente stabile tutto l’anno. Più fresca d’estate, più calda d’inverno rispetto all’aria esterna. Utilizzando pompe di calore, è possibile sfruttare questa differenza termica per climatizzare gli edifici, riducendo drasticamente i costi e le emissioni di carbonio.
Dalle gallerie sotterranee a un modello di comunità sostenibile
La sindaca Vickey Brown ha colto al volo l’opportunità dopo aver partecipato a un webinar dell’ACET rivolto ai comuni. Due isolati di terreno municipale, compresi gli uffici del villaggio e un centro ricreativo, si trovano proprio sopra un’ex miniera. Il posto ideale per un progetto pilota. Con una popolazione di circa 4.800 abitanti, Cumberland non dispone delle risorse ingegneristiche per valutare da sola la fattibilità di un’operazione del genere. Il supporto accademico dell’ACET si è rivelato fondamentale.
Già nota per il mountain biking e le attività all’aperto, la cittadina potrebbe aggiungere un altro tratto distintivo alla propria identità: quello di laboratorio per l’energia pulita. La rete di tunnel si estende sotto gran parte dell’abitato, il che significa che il sistema potrebbe servire un’area molto ampia, ben oltre il sito pilota iniziale.
Il passato minerario come risorsa, non come peso
La storica Dawn Copeman ricorda che nel 2011 un progetto per riaprire una miniera di carbone vicino a Union Bay incontrò una fortissima opposizione. Al contrario, l’idea di riutilizzare le gallerie per la geotermia è stata accolta con entusiasmo. Non si cancella la storia, con le sue condizioni di lavoro pericolose e il contributo al cambiamento climatico. La si reinterpreta, dandole un senso nuovo.
Se il progetto pilota dovesse funzionare, le ricadute andrebbero ben oltre il risparmio energetico. Costi di riscaldamento e raffreddamento più bassi potrebbero attirare attività come serre e impianti di trasformazione alimentare, creando posti di lavoro e rafforzando la base fiscale del comune. Progetti simili esistono già a Nanaimo, sempre in Columbia Britannica, e a Springhill, in Nuova Scozia. Cumberland non sta inventando nulla di rivoluzionario, sta semplicemente guardando sotto i propri piedi con occhi diversi. E quello che trova, a quanto pare, potrebbe cambiare il futuro di un’intera comunità.


