Il vero problema di iOS 26 e cosa aspettarsi da iOS 27
iOS 26 ha rappresentato una delle rivoluzioni estetiche più radicali nella storia dei sistemi operativi Apple, forse la più drastica dai tempi di iOS 7. Ma questa trasformazione ha portato con sé una scia di problemi che, a distanza di mesi, continuano a tormentare milioni di utenti. Bug persistenti, prestazioni altalenanti e promesse ancora disattese su Apple Intelligence hanno reso questo aggiornamento uno dei più controversi degli ultimi anni. E allora la domanda sorge spontanea: quando Apple presenterà iOS 27 al prossimo WWDC di giugno, non sarebbe il caso di concentrarsi sul sistemare le cose piuttosto che stravolgere tutto di nuovo?
Chi possiede un iPhone, un iPad o un Mac sa bene che ogni nuovo aggiornamento porta con sé qualche intoppo iniziale. È fisiologico. Ma iOS 26 ha superato abbondantemente la soglia della tollerabilità. Basta fare un giro sui forum e sui social per trovare segnalazioni di ogni tipo: funzionalità che smettono di rispondere, interfaccia che mostra glitch visivi, rallentamenti evidenti soprattutto sui dispositivi meno recenti. Da settembre a oggi, Apple ha rilasciato ben dieci aggiornamenti software, tra patch di sicurezza, correzioni minori e update più consistenti come iOS 26.4. Eppure la sensazione diffusa è che il sistema non abbia ancora raggiunto la stabilità che ci si aspetterebbe. Surriscaldamento anomalo anche con app basilari come Messaggi, batteria che si scarica troppo in fretta, icone che cambiano aspetto in modo casuale, Face ID più lento del solito, animazioni che diventano una tortura con la modalità Risparmio energetico attiva. E poi la tastiera virtuale, diventata inspiegabilmente capricciosa, e testi che risultano quasi illeggibili su certi sfondi.
Liquid Glass: bello da vedere, pesante da gestire
Il colpevole principale sembra avere un nome preciso: Liquid Glass. La nuova interfaccia di Apple, con i suoi effetti di trasparenza e distorsione in tempo reale, è indubbiamente affascinante. Quando Craig Federighi la presentò al WWDC 2025, sottolineò come i chip Apple fossero ormai abbastanza potenti da reggere un’interfaccia così complessa. E in teoria aveva ragione. Ma la pratica racconta una storia diversa, soprattutto per i dispositivi che dipendono dalla batteria.
Alcuni test condotti su un MacBook Pro con chip M4 Pro hanno restituito risultati piuttosto eloquenti. In stato di riposo, il consumo si aggira intorno ai 3W. Niente male. Ma basta aprire l’app Messaggi con uno sfondo animato per vedere il consumo schizzare a 10W, con la GPU che passa dal suo tranquillo 5% fino al 40%. La situazione peggiora ulteriormente con il Centro di Controllo e il Centro Notifiche: picchi di 15W e GPU al 40%, solo per mostrare qualche widget trasparente. Disattivando la trasparenza, gli stessi test hanno registrato appena 8W e un utilizzo GPU dimezzato. Per dare un’idea del paradosso, un gioco 3D come Asphalt 8 consuma in media 15W. Aprire le notifiche e giocare a un videogame tridimensionale richiedono praticamente le stesse risorse hardware. Moltiplicando queste operazioni nel corso di una giornata, il risultato è prevedibile: più calore, più consumo, meno autonomia.
Promesse mancate e la strada per iOS 27
C’è poi la questione delle promesse non mantenute. Quando Apple annunciò Apple Intelligence al WWDC del 2024, il messaggio era chiaro: una Siri completamente rinnovata, capace di controllare ogni aspetto del dispositivo, e funzionalità di intelligenza artificiale integrate ovunque nel sistema. A quasi due anni di distanza, la nuova Siri resta un miraggio. Quello che abbiamo ottenuto è poco più di un’animazione aggiornata sopra lo stesso vecchio assistente. Le funzioni AI effettivamente arrivate si contano sulle dita di una mano: Genmoji, gli strumenti di scrittura, i riassunti delle notifiche. Nel frattempo, la concorrenza corre a una velocità completamente diversa.
Apple si trova oggi in un momento di transizione importante, con Tim Cook che lascia il ruolo di CEO a John Ternus. Se il nuovo leader vuole partire col piede giusto, la strada è chiara: mantenere le promesse fatte anni fa e dimostrare che Apple sa creare software all’altezza del proprio hardware. Nessuno chiede rivoluzioni a iOS 27. Quello che serve è un sistema che torni a funzionare in modo impeccabile nelle operazioni quotidiane. Se Apple riuscirà in questa impresa, il prossimo WWDC potrebbe non essere il keynote più spettacolare di sempre, ma rischia di diventare uno dei più significativi.


