Koala dell’Australia meridionale: stanno recuperando il DNA perduto

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I koala dell’Australia meridionale stanno recuperando la diversità genetica perduta

Quando una popolazione animale crolla fino a poche centinaia di esemplari, la genetica di solito non perdona. Eppure i koala dell’Australia meridionale stanno raccontando una storia diversa, quasi sorprendente: da una manciata di sopravvissuti, oggi sono arrivati a sfiorare il mezzo milione di individui. E la cosa più interessante non è solo il numero, ma quello che sta succedendo al loro DNA.

La vicenda parte da lontano. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la caccia intensiva per il commercio di pellicce aveva ridotto i koala australiani a livelli critici. In alcune aree del sud del continente, la specie era praticamente scomparsa. Per salvarla, vennero avviati programmi di traslocazione: piccoli gruppi di koala furono spostati su isole e in riserve protette. Il problema è che quei fondatori erano pochissimi. E quando una popolazione riparte da pochi individui, il cosiddetto effetto collo di bottiglia genetico lascia cicatrici profonde: meno variabilità, più vulnerabilità alle malattie, maggiore rischio di difetti ereditari.

Una ripresa che sfida le aspettative della genetica

Quello che i ricercatori stanno osservando oggi, però, ribalta in parte le previsioni più pessimistiche. Nonostante quella partenza così fragile, la popolazione di koala nel sud dell’Australia è cresciuta in modo esplosivo, raggiungendo quasi 500.000 esemplari. Un successo demografico enorme, che in alcuni casi ha persino creato problemi di sovrappopolazione, con koala che distruggono intere aree di eucalipto per mancanza di spazio e risorse.

Ma il dato davvero notevole riguarda la variazione genetica. I segnali raccolti dai genetisti suggeriscono che questi koala stiano lentamente recuperando parte della diversità che sembrava perduta per sempre. Come è possibile? Le mutazioni naturali, accumulate nel corso di molte generazioni su una popolazione ormai vasta, stanno reintroducendo variabilità nel patrimonio genetico della specie. Non si tratta di un ritorno ai livelli originari, sia chiaro. Ma la direzione è quella giusta, e per gli scienziati rappresenta un caso di studio prezioso.

Cosa significa tutto questo per la conservazione

La storia dei koala dell’Australia meridionale offre spunti importanti anche al di là di questa singola specie. Per chi si occupa di conservazione della biodiversità, capire come e quanto velocemente una popolazione possa rigenerare la propria diversità genetica dopo un crollo demografico è fondamentale. Soprattutto in un’epoca in cui tantissime specie nel mondo stanno attraversando colli di bottiglia simili, a causa della perdita di habitat, dei cambiamenti climatici e dell’attività umana.

Va detto che la situazione dei koala resta complessa. Nel nord dell’Australia, ad esempio, le popolazioni sono in declino a causa di malattie come la clamidia, della deforestazione e degli incendi. Il quadro complessivo della specie è tutt’altro che roseo, e l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha classificato il koala come vulnerabile. Il successo nel sud non cancella le emergenze altrove.

Resta comunque un fatto straordinario: quei pochi koala sopravvissuti, portati su piccole isole più di un secolo fa come ultima speranza, hanno dato vita a una popolazione che oggi non solo prospera numericamente, ma mostra anche i primi segni di una resilienza genetica che nessuno dava per scontata. La natura, ogni tanto, trova strade che nemmeno i modelli più sofisticati riescono a prevedere. E per una volta, la sorpresa è delle migliori.

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