Patatine fritte e diabete: uno studio di 40 anni svela cosa succede

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Le patatine fritte fanno davvero male? Uno studio di 40 anni svela la verità sul legame con il diabete

Le patatine fritte potrebbero essere le vere responsabili della cattiva reputazione delle patate. Uno studio pubblicato su The BMJ, condotto su oltre 205.000 persone e durato quasi quattro decenni, ha evidenziato che consumare tre porzioni di patatine fritte a settimana è associato a un rischio del 20% più alto di sviluppare diabete di tipo 2. E fin qui, forse, nessuna sorpresa enorme. La parte interessante, però, è un’altra: le patate preparate in altri modi, bollite, al forno o in purè, non mostrano alcun aumento significativo del rischio. Il problema, insomma, non sarebbe la patata in sé. Ma come la si cucina.

Lo studio ha analizzato dati raccolti tra il 1984 e il 2021, coinvolgendo professionisti sanitari statunitensi che all’inizio della ricerca non presentavano diabete, malattie cardiache o tumori. Ogni quattro anni i partecipanti compilavano questionari alimentari dettagliati, permettendo ai ricercatori di tracciare con precisione le abitudini a tavola. Nel corso del follow up, 22.299 persone hanno sviluppato diabete di tipo 2. E quando i numeri sono stati aggiustati per tenere conto dello stile di vita e di altri fattori dietetici, il dato sulle patatine fritte è emerso con chiarezza netta.

Non conta solo cosa si mangia, ma anche cosa lo sostituisce

C’è un aspetto dello studio che merita attenzione particolare. I ricercatori non si sono limitati a guardare il consumo di patate: hanno anche valutato cosa succede quando le patate vengono sostituite con altri alimenti. Sostituire tre porzioni settimanali di patate con cereali integrali è risultato associato a un rischio inferiore dell’8% di diabete di tipo 2. Se poi si parla specificamente di patatine fritte rimpiazzate con cereali integrali, la riduzione del rischio arriva al 19%. Un dato tutt’altro che trascurabile.

Al contrario, sostituire le patate con riso bianco ha prodotto l’effetto opposto: il rischio di diabete di tipo 2 è aumentato. Questo dettaglio smonta una certa narrazione semplicistica secondo cui basta eliminare le patate per stare meglio. Conta eccome cosa ci si mette nel piatto al loro posto.

Le patate non vanno demonizzate, ma le patatine fritte sì (un po’)

Va detto chiaramente: si tratta di uno studio osservazionale, quindi non può dimostrare un rapporto diretto di causa ed effetto tra patatine fritte e diabete. I ricercatori stessi lo riconoscono, sottolineando che altri fattori non misurati potrebbero aver influenzato i risultati. Inoltre, i partecipanti erano prevalentemente di origine europea e appartenenti a categorie professionali specifiche, il che limita la generalizzabilità dei risultati.

Eppure, in un editoriale che accompagna la pubblicazione, altri esperti hanno sottolineato un punto importante: le patate non andrebbero trattate come una categoria unica. Le patate bollite, al forno o in purè possono tranquillamente far parte di una dieta equilibrata e sostenibile dal punto di vista ambientale, grazie al loro contenuto di fibre, vitamina C e magnesio. Le patatine fritte, invece, rappresentano un discorso completamente diverso.

Il messaggio di fondo non è quello di bandire le patate dalla tavola. Piuttosto, di prestare attenzione al metodo di cottura e, soprattutto, a cosa si sceglie di mangiare in alternativa. I cereali integrali restano la scelta più saggia per chi vuole ridurre il rischio di diabete di tipo 2. E le patatine fritte? Ogni tanto non uccidono nessuno, ma tre volte a settimana potrebbe essere davvero troppo.

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