Piramide di Menkaure, scoperte due cavità nascoste: c’è un ingresso segreto?

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Due cavità nascoste nella piramide di Menkaure: potrebbe esistere un ingresso segreto

La piramide di Menkaure torna a far parlare di sé, e questa volta il motivo è davvero notevole. Un gruppo di ricercatori ha individuato due cavità piene d’aria nascoste dietro la facciata orientale della terza piramide di Giza, alimentando un sospetto che circolava da anni: potrebbe esserci un secondo ingresso, ancora sconosciuto, in quel punto della struttura. La scoperta arriva dal progetto ScanPyramids, una collaborazione internazionale che coinvolge l’Università del Cairo e la Technical University of Munich, ed è stata pubblicata nel mese di aprile 2026.

A rendere tutto più affascinante è il metodo utilizzato. Niente scavi, niente danni alla struttura millenaria. Il team ha sfruttato tecniche non invasive come il radar a penetrazione del suolo, gli ultrasuoni e la tomografia a resistività elettrica. Combinando i dati raccolti da ciascun metodo, i ricercatori sono riusciti a localizzare le due cavità con una precisione sorprendente: la prima si trova a circa 1,4 metri di profondità rispetto alla parete esterna, l’altra a 1,13 metri. Le dimensioni non sono enormi, parliamo di circa un metro per un metro e mezzo nel primo caso e poco meno nel secondo, ma la loro posizione racconta parecchio.

Quel tratto di granito troppo liscio per essere casuale

La facciata orientale della piramide di Menkaure ha sempre incuriosito gli studiosi. Esiste un blocco di granito, alto circa quattro metri e largo sei, che appare levigato e rifinito in modo anomalo. Una finitura del genere, nella piramide, si trova solo in corrispondenza dell’ingresso principale sul lato nord. Già nel 2019 il ricercatore Stijn van den Hoven aveva ipotizzato che quel tratto nascondesse un secondo ingresso. Ora le nuove scansioni danno corpo a quella teoria, trasformandola da intuizione in qualcosa di molto più concreto.

Un ruolo fondamentale lo ha giocato la tecnica chiamata Image Fusion, che integra le misurazioni provenienti da strumenti diversi in un unico quadro coerente. È grazie a questo approccio che è stato possibile confermare non solo l’esistenza, ma anche le dimensioni e la profondità precisa dei vuoti. Christian Grosse, professore di test non distruttivi alla TUM, ha definito il risultato un passo avanti significativo, sottolineando come la metodologia sviluppata permetta di trarre conclusioni molto precise senza intaccare strutture dal valore inestimabile.

Una collaborazione che guarda al futuro delle piramidi di Giza

Il lavoro sulla piramide di Menkaure è stato condotto sotto la supervisione del Consiglio Supremo delle Antichità egiziane e del Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto. Oltre all’Università del Cairo e alla TUM, hanno partecipato la Portland State University, Dassault Systèmes e l’Heritage Innovation Preservation Institute, con il supporto finanziario di diversi enti internazionali.

Per il progetto ScanPyramids non è la prima volta: già nel 2023 era stato confermato un corridoio nascosto all’interno della Piramide di Cheope. Ora la sfida si sposta sulla piramide più piccola del complesso di Giza, e il prossimo obiettivo sembra chiaro: capire se quelle cavità conducano effettivamente a un passaggio ancora inesplorato. Dopo millenni, queste piramidi continuano a custodire segreti, e la tecnologia moderna sta finalmente trovando il modo di ascoltarli senza dover bussare troppo forte.

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