Il PowerBook 2400c, il portatile Apple che anticipò il futuro dei notebook ultraleggeri
L’8 maggio 1997 è una data che probabilmente non dice nulla alla maggior parte delle persone, eppure quel giorno Apple fece qualcosa di piuttosto significativo. Venne lanciato il PowerBook 2400c, un computer portatile che pesava appena 2 chilogrammi e che, a ripensarci oggi, conteneva già in sé l’idea di quello che i laptop sarebbero diventati molti anni dopo.
All’epoca lo chiamavano subnotebook, un termine che adesso suona quasi buffo ma che serviva a distinguerlo dai mattoni con lo schermo che le persone si trascinavano nelle valigette. Il PowerBook 2400c era piccolo, relativamente veloce e soprattutto incredibilmente leggero per gli standard del periodo. Apple lo aveva sviluppato in collaborazione con IBM, puntando su un mercato, quello giapponese in particolare, dove la portabilità era già un valore fondamentale.
Un portatile pensato per chi si muoveva davvero
Quello che rendeva il PowerBook 2400c così interessante non era solo il peso contenuto. Era l’intera filosofia dietro al progetto. In un’epoca in cui i notebook cercavano di essere piccoli desktop con una maniglia, questo modello diceva chiaramente: no, un portatile deve essere prima di tutto portatile. Sembra ovvio oggi, ma nel 1997 non lo era affatto.
Il processore era un PowerPC 603e, lo schermo da 10,4 pollici con risoluzione 800×600, e la RAM partiva da 16 MB espandibili. Niente lettore CD integrato, niente floppy. Scelte che all’epoca facevano storcere il naso a più di qualcuno, ma che in retrospettiva dimostrano una visione chiara di dove stava andando il mercato. Il PowerBook 2400c sacrificava qualcosa nell’immediato per guadagnare in leggerezza e compattezza, esattamente lo stesso compromesso che Apple avrebbe poi riproposto con i primi MacBook Air oltre dieci anni dopo.
L’eredità di una macchina sottovalutata
Il PowerBook 2400c non fu un successo commerciale travolgente. Fu prodotto per un periodo relativamente breve e restò un prodotto di nicchia, soprattutto fuori dal Giappone. Eppure, guardando la traiettoria che ha seguito il mondo dei laptop nei decenni successivi, è difficile non riconoscergli un ruolo da precursore. L’ossessione per la leggerezza, la rinuncia alle porte e ai componenti considerati superflui, la scommessa sulla connettività wireless futura: tutto questo era già lì, in embrione.
Apple nel 1997 stava attraversando uno dei momenti più difficili della propria storia, con Steve Jobs appena rientrato e una ristrutturazione profonda in corso. Il PowerBook 2400c rappresenta uno degli ultimi prodotti della vecchia guardia, ma porta con sé un DNA che sarebbe riemerso con forza negli anni a venire. Una di quelle macchine che vale la pena ricordare, non tanto per quello che era, ma per quello che aveva capito prima degli altri.


