Apple guadagna una fortuna dalle app di intelligenza artificiale altrui
Le commissioni App Store legate alle applicazioni di intelligenza artificiale generativa stanno diventando una miniera d’oro per Apple. E la cosa paradossale è che Cupertino non ha nemmeno bisogno di un proprio chatbot per incassare. Mentre tutti si affannano a dire che Apple è in ritardo sull’IA, i numeri raccontano una storia molto diversa. Anzi, quasi comica nella sua semplicità: sono gli altri a pagare, e Apple a incassare.
Partiamo dai fatti. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, a gennaio 2025 Apple ha raccolto circa 35 milioni di dollari in commissioni dalle app di IA generativa distribuite attraverso il suo store. Otto mesi dopo, ad agosto 2025, quella cifra è schizzata a 101 milioni di dollari in un solo mese. Se si sommano tutti i mesi dell’anno, la stima complessiva per il 2025 si aggira intorno ai 900 milioni di dollari. E il trend non accenna a rallentare: le previsioni indicano che nel 2026 si supererà tranquillamente la soglia del miliardo di dollari.
Siri con Apple Intelligence resta un miraggio, ma poco importa
C’è un aspetto che merita attenzione. Tutti aspettano la versione potenziata di Siri alimentata da Apple Intelligence, quella che dovrebbe trasformare l’assistente vocale in qualcosa di davvero competitivo rispetto a ChatGPT, Gemini e compagnia. Eppure questa versione evoluta non si è ancora concretizzata del tutto. Nonostante ciò, il modello di business di Apple funziona lo stesso, e anche piuttosto bene. Perché ogni volta che qualcuno sottoscrive un abbonamento a un’app di intelligenza artificiale su iPhone o iPad, una fetta di quel pagamento finisce dritta nelle casse di Cupertino.
È il classico scenario in cui chi possiede l’infrastruttura vince sempre, indipendentemente da chi produce il contenuto. Le aziende rivali investono miliardi nello sviluppo dei loro modelli di linguaggio, nella potenza di calcolo, nei data center. E poi una percentuale significativa dei ricavi generati dagli utenti Apple torna comunque a Cupertino sotto forma di commissioni sugli acquisti in app.
Il paradosso che nessuno racconta abbastanza
La narrazione dominante continua a dipingere Apple come un’azienda in affanno sul fronte dell’intelligenza artificiale. Ed è vero che sul piano del prodotto, la risposta di Cupertino non è stata fulminea. Ma guardando i bilanci, il quadro cambia radicalmente. Apple non ha bisogno di vincere la corsa all’IA per trarne profitto. Le basta controllare la piattaforma su cui tutti gli altri competono. Un vantaggio strutturale enorme, che rende le commissioni dell’App Store uno degli asset più sottovalutati dell’intera partita sull’intelligenza artificiale. E il bello è che questo meccanismo funzionerà tanto meglio quanto più le app di IA diventeranno popolari e redditizie. Una posizione, francamente, che molti concorrenti possono solo invidiare.


