Un video inedito del 1999 mostra Steve Jobs raccontare la rinascita di Apple ai dipendenti
Un video inedito di Steve Jobs del 1999, girato durante un incontro interno nel campus di Apple a Cupertino, è riemerso dopo oltre venticinque anni e offre uno sguardo raro sulla strategia che avrebbe cambiato per sempre l’industria tecnologica. Il filmato, della durata di circa quindici minuti, è stato caricato online da Akira Nonaka, ex ingegnere software di Apple dal 1991 al 2000, e a quanto pare non era mai stato condiviso pubblicamente prima d’ora. La registrazione risale al 27 luglio 1999, appena due anni dopo il ritorno di Jobs alla guida di un’azienda che all’epoca era sull’orlo del collasso finanziario, con una gamma di prodotti confusa e una reputazione in caduta libera.
Il discorso arriva subito dopo la presentazione dell’iBook G3 al Macworld di New York, il primo laptop consumer di Apple dopo anni di assenza da quel segmento. Jobs appare visibilmente soddisfatto, racconta di quasi 50.000 partecipanti all’evento e di una copertura mediatica enorme. «Abbiamo presentato il nostro iBook e a tutti è piaciuto da impazzire», dice, ringraziando i team interni. Con l’iBook, la famosa matrice a quattro quadranti di Apple era finalmente completa: desktop e portatili, per consumatori e professionisti. Accanto all’iBook c’erano l’iMac, il Power Mac G3 e il PowerBook G3, alcuni dei quali già alla seconda o terza versione.
AirPort, il controllo totale del prodotto e la visione a lungo termine
Una parte consistente del discorso è dedicata ad AirPort, il sistema di networking wireless sviluppato in collaborazione con Lucent. Jobs lo descrive come qualcosa che il settore sognava da oltre un decennio, sottolineando come Apple fosse riuscita a renderlo economico e semplicissimo da usare grazie al controllo integrato su hardware e software. «Funziona e basta», dice con quella sicurezza che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica.
Ed è proprio qui che emerge il cuore della filosofia di Steve Jobs. Apple poteva portare sul mercato tecnologie come il wireless e il FireWire in modo più efficace rispetto a concorrenti come Dell e Compaq, perché controllava l’intero prodotto. Non doveva convincere cinque aziende diverse a mettersi d’accordo. «Siamo gli ultimi in questo settore a cui importa davvero di fare grandi computer», afferma senza troppi giri di parole.
Jobs respinge anche l’idea che il suo ritorno fosse motivato dal risanamento finanziario. «Il motivo per cui sono tornato non aveva nulla a che fare con il rilancio economico di Apple», spiega. L’obiettivo vero era rendere Apple di nuovo grande, mettere prodotti straordinari nelle mani delle persone. Eppure, sul fronte operativo, i risultati parlavano chiaro: Jobs dichiarò che Apple aveva raggiunto «la migliore eccellenza operativa del settore, persino meglio di Dell». Vale la pena ricordare che Tim Cook, il suo successore, era entrato in azienda appena un anno prima come responsabile delle operazioni globali.
La strategia che avrebbe cambiato tutto
Il video rivela anche una scelta strategica precisa: nessun assalto frontale al mercato enterprise, dominato da Windows e dalle grandi infrastrutture IT aziendali. Apple avrebbe puntato su professionisti creativi, istruzione e mercato consumer. «Torneremo nel mercato consumer con una vendetta», promette Jobs. E la storia gli avrebbe dato ragione in modo clamoroso.
Sul finale, Jobs accenna a prodotti futuri che definisce «la roba migliore che abbia mai visto in vita mia». Con ogni probabilità si riferiva a Mac OS X e all’iPod, entrambi arrivati appena due anni dopo. Guardare questo video oggi, sapendo cosa sarebbe successo, fa un certo effetto. È come leggere la bozza di un piano che avrebbe riscritto le regole della tecnologia mondiale, raccontata con il tono di chi ci credeva davvero.


