Due nuove specie di bass scoperte grazie al DNA: erano nascoste da decenni

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Due nuove specie di bass scoperte grazie al DNA: erano lì da decenni, ma nessuno le aveva riconosciute

Il DNA ha svelato qualcosa che per decenni era rimasto nascosto sotto gli occhi di tutti. Due nuove specie di black bass, battezzate Bartram’s bass e Altamaha bass, sono state finalmente identificate e descritte in modo ufficiale grazie a un’analisi genetica approfondita condotta dai ricercatori della University of Georgia. La cosa sorprendente? Questi pesci non arrivano da qualche fondale inesplorato. Nuotano da sempre nei fiumi della Georgia e della Carolina del Sud, confusi con altre specie simili, in particolare il redeye bass.

La storia ha anche un risvolto quasi comico. L’ecologo Bud Freeman si imbatté per la prima volta nel Bartram’s bass negli anni Ottanta, lungo il Broad River. Una coppia di pescatori gli mostrò un pesce insolito che avevano messo in una borsa frigo. Freeman capì subito che si trattava di qualcosa di diverso e offrì 5 dollari per portarselo via. La risposta fu secca: quel pesce sarebbe finito in padella, non in un laboratorio. Un esemplare potenzialmente cruciale, andato perduto per sempre.

Aspetto fisico e conferme genetiche

Nei decenni successivi, il team di Freeman ha raccolto centinaia di campioni. Il Bartram’s bass è stato trovato in 14 siti nei bacini dei fiumi Savannah e Saluda: presenta una colorazione dorata chiara con macchie marroni scure sui fianchi, pinne con sfumature rosate e occhi rossi cerchiati d’oro. Può raggiungere i 38 centimetri di lunghezza. L’Altamaha bass, raccolto in 14 località nei sistemi fluviali Altamaha e Ogeechee, mostra invece squame dorate con bordi olivastri, pinne accentuate dall’arancione e dimensioni leggermente inferiori, attorno ai 35 centimetri.

Ma l’aspetto esteriore da solo non bastava più. Come ha spiegato Mary Freeman, coautrice dello studio, oggi la classificazione di una specie richiede anche una caratterizzazione genetica rigorosa. Il team ha analizzato il DNA mitocondriale e utilizzato strumenti avanzati di bioinformatica per confrontare segmenti di DNA nucleare su ogni singolo individuo, escludendo così eventuali esemplari ibridi. Il dataset complessivo comprende 570 pesci appartenenti a diverse specie di bass, tra cui smallmouth, largemouth e Alabama bass. Oltre 100 esemplari sono stati utilizzati specificamente per definire le due nuove specie.

Il rischio concreto di perderle prima ancora di conoscerle

Ed è qui che la scoperta assume un tono più urgente. Sia il Bartram’s bass che l’Altamaha bass vivono in sistemi fluviali a corrente, tra pozze e rapide vicino a fondali rocciosi. Questi ambienti, però, sono stati pesantemente modificati nel tempo: accumulo di sedimenti, costruzione di dighe, frammentazione dei corsi d’acqua. A tutto questo si aggiunge l’introduzione di altre specie di Micropterus al di fuori dei loro areali naturali, che aumenta il rischio di ibridazione. Un fenomeno che potrebbe compromettere l’integrità genetica di queste specie appena riconosciute.

Il nome scientifico del Bartram’s bass, Micropterus pucpuggy, rende omaggio al popolo Seminole Creek della Florida, il cui capo diede all’esploratore William Bartram il soprannome “Puc Puggy”, che significa “cacciatore di fiori”. L’Altamaha bass, invece, porta il nome Micropterus calliurus, dove calliurus significa “bella coda”. Lo studio, pubblicato sulla rivista Zootaxa, rappresenta molto più di un esercizio tassonomico. Come ha sottolineato Mary Freeman: «Stiamo gettando le basi per il futuro. L’ibridazione potrebbe far sì che il Bartram’s bass non esista più come lo conosciamo, ma almeno sapremo cosa era». Una frase che dice tutto sulla fragilità di queste nuove specie di bass e sull’urgenza di proteggerle, ora che finalmente hanno un nome.

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