Il 7 aprile 1997 e la fine di un’era per Apple
Il 7 aprile 1997 rappresenta una data che molti appassionati del mondo Apple tendono a dimenticare, eppure ha segnato un passaggio fondamentale nella storia dell’azienda di Cupertino. Quel giorno venne rilasciato Mac OS 7.6.1, l’ultimo aggiornamento del venerabile System 7, il sistema operativo che aveva accompagnato i Mac per buona parte degli anni Novanta. Un aggiornamento apparentemente minore, dedicato alla correzione di bug, che però chiudeva un capitolo enorme. E non solo dal punto di vista software.
Quella release, infatti, non si limitava a mettere una pezza su qualche problema tecnico. Portava con sé la fine definitiva dell’esperimento dei Mac clone, quei computer prodotti da aziende terze su licenza Apple che per un breve periodo avevano cercato di conquistare fette di mercato. Un esperimento che, a dirla tutta, non aveva funzionato granché bene. I cloni finivano per cannibalizzare le vendite dei Mac originali invece di espandere la base utenti, e Steve Jobs, tornato in azienda proprio in quel periodo tumultuoso, non vedeva l’ora di chiudere quella parentesi.
System 7: molto più di un sistema operativo
Per capire il peso di Mac OS 7.6.1 bisogna fare un passo indietro e guardare cosa rappresentava System 7 nel panorama informatico dell’epoca. Lanciato nel 1991, era stato il primo sistema operativo Apple a supportare nativamente il multitasking cooperativo e la memoria virtuale. Per milioni di utenti Mac, System 7 era semplicemente “il Mac”. Quella scrivania con le icone colorate, il cestino, le finestre sovrapponibili. Roba che oggi sembra ovvia, ma che all’epoca faceva girare la testa a chi veniva dal mondo DOS.
Il passaggio attraverso le varie versioni di System 7, fino ad arrivare a Mac OS 7.6 e poi al suo ultimo aggiornamento, racconta anche la fatica di Apple nel tenere il passo con un mercato che stava cambiando velocemente. Windows 95 aveva ridotto il vantaggio competitivo sull’interfaccia grafica, e Cupertino navigava in acque finanziarie piuttosto agitate.
Una chiusura che aprì le porte al futuro
La cosa interessante è che la fine di System 7 non fu un funerale triste. Fu più che altro lo sgombero necessario prima di una ristrutturazione totale. Pochi mesi dopo sarebbe arrivato Mac OS 8, che oltre a portare novità concrete sul piano tecnico, servì anche come arma strategica per eliminare definitivamente i cloni. Le licenze concesse ai produttori terzi coprivano solo System 7, e Apple si guardò bene dal rinnovarle per il nuovo sistema operativo.
Guardando le cose con il senno di poi, quel piccolo aggiornamento di aprile 1997 fu l’ultimo respiro di un’epoca. Il Mac stava per reinventarsi, e tutto quello che sarebbe venuto dopo, da OS X fino al macOS che conosciamo oggi, affonda le radici proprio in quel momento di transizione. A volte le rivoluzioni iniziano così, con una patch silenziosa che quasi nessuno nota.


