Quando Steve Jobs dichiarò guerra ad Adobe Flash
Il 29 aprile 2010, Steve Jobs pubblicò una lettera aperta destinata a cambiare per sempre il web. Si intitolava “Thoughts on Flash” ed era, nella sostanza, un atto d’accusa frontale contro una tecnologia che all’epoca dominava internet. La tesi di fondo? Adobe Flash era una tecnologia superata, insicura e inadatta al futuro dei dispositivi mobili. Una posizione che all’epoca sembrò arrogante a molti, ma che col senno di poi si è rivelata profetica.
La lettera non girava intorno al punto. Jobs elencava con chiarezza i motivi per cui Apple aveva deciso di non supportare Flash sui propri dispositivi, a partire dall’iPhone e dall’iPad. Parlava di problemi di sicurezza, di prestazioni scadenti, di un impatto devastante sulla durata della batteria. E poi c’era la questione degli standard aperti: Jobs sosteneva che il futuro del web dovesse basarsi su tecnologie come HTML5, CSS3 e JavaScript, non su un plugin proprietario controllato da una singola azienda. Adobe, ovviamente, non la prese benissimo.
Una scelta che ridisegnò il web moderno
Quello che rende ancora oggi affascinante quella lettera è il tempismo. Nel 2010, Flash era ovunque. Video, giochi, animazioni, interi siti web funzionavano grazie a quella tecnologia. Dire che era destinata a sparire sembrava una follia. Eppure Jobs aveva fiutato qualcosa che il resto dell’industria avrebbe capito solo anni dopo. Il mondo stava migrando verso il mobile, e Flash su mobile era un disastro. Lento, instabile, energivoro.
La decisione di Apple innescò un effetto domino. Gli sviluppatori, costretti a fare i conti con milioni di utenti iOS che non potevano visualizzare contenuti in Flash, iniziarono a cercare alternative. E quelle alternative c’erano già, solo che nessuno aveva avuto il coraggio (o la convenienza) di adottarle su larga scala. Col passare degli anni, anche Google, Microsoft e lo stesso Adobe si arresero all’evidenza. Nel dicembre 2020, Adobe Flash venne ufficialmente dismesso.
L’eredità di quella lettera aperta
Rileggere “Thoughts on Flash” oggi fa un certo effetto. Non tanto per le argomentazioni tecniche, che erano solide ma non rivoluzionarie, quanto per la capacità di Steve Jobs di anticipare una trasformazione epocale e di forzarla con una mossa commerciale che molti giudicarono prepotente. Era prepotente, probabilmente. Ma funzionò.
Quella lettera resta un documento importante nella storia della tecnologia contemporanea. Racconta come una singola decisione aziendale, sostenuta da una visione chiara e da un pizzico di spavalderia, possa ridefinire gli equilibri di un intero settore. Flash non manca a nessuno, e il web che abbiamo oggi è in parte figlio di quella presa di posizione netta e, va detto, piuttosto elegante nella sua brutalità.


