Il costo della RAM rischia di cambiare i piani di Apple
Il prezzo della RAM sta diventando un problema serio anche per Apple, e le conseguenze potrebbero farsi sentire su tutta la gamma di prodotti del colosso di Cupertino. Certo, il MacBook più economico di sempre è appena arrivato sul mercato, ma aspettarsi una nuova ondata di dispositivi Apple a prezzi accessibili sarebbe quantomeno ottimistico. Lo ha fatto capire piuttosto chiaramente Tim Cook durante la conference call con gli investitori, dopo aver annunciato ricavi record per il trimestre chiuso a marzo.
Il punto è semplice, anche se le implicazioni non lo sono affatto. La domanda globale di chip per i server dedicati all’intelligenza artificiale sta letteralmente prosciugando la capacità produttiva del pianeta. E questo fa lievitare i costi della memoria per tutti, Apple compresa. L’architettura ultra efficiente dei chip Apple Silicon consente di fare molto con quantità limitate di RAM su iPhone, iPad e laptop, ma anche quella poca memoria ora costa di più. Cook ha spiegato che per il trimestre in corso e quello successivo, l’impatto dei prezzi elevati è stato “parzialmente compensato dalle scorte già in magazzino”. Tradotto: i chip che Apple aveva già acquistato stanno facendo da cuscinetto. Ma oltre il trimestre che si chiude a giugno, quei costi inizieranno a pesare davvero sul business.
Cosa farà Apple per gestire la crisi dei chip
Quando gli hanno chiesto quali mosse stia valutando, Cook è rimasto sul vago parlando di “una serie di opzioni”. Ha anche ammesso che Mac mini e Mac Studio resteranno probabilmente con disponibilità limitata ancora per qualche mese. Le domande a questo punto si moltiplicano. Apple alzerà i prezzi dei prodotti o dei soli upgrade di RAM? Potrebbe decidere di spedire dispositivi con meno memoria, rinunciando agli aumenti che ci si aspettava? Oppure terrà i prezzi stabili sull’hardware e recupererà i margini dai Servizi e da nuove fonti di ricavo, come la pubblicità in Mappe?
La risposta onesta a ognuna di queste domande è: forse. Apple resta imbattibile nel settore tech consumer quando si tratta di gestire la catena di fornitura e mantenere margini di profitto quasi assurdi. Questo trimestre il margine lordo si è attestato al 49,3 percento, incluso l’impatto dei dazi. Per il prossimo, nonostante tutto, l’azienda prevede circa il 48 percento. Non male, oggettivamente.
La vera sfida per il nuovo CEO John Ternus
Il problema è che Apple non fornisce previsioni oltre il trimestre successivo. Ed è proprio lì che le scorte si esauriranno e il rincaro della RAM colpirà con tutta la sua forza. Tim Cook lascerà la guida dell’azienda il primo settembre, consegnando a John Ternus quella che ha definito “una roadmap incredibile”. Ma insieme alla roadmap arriva anche una bomba a orologeria fatta di costi crescenti per i chip, in un’azienda che già viene spesso criticata per i prezzi dei suoi prodotti. Sarà proprio la gestione di questa crisi, e non il lancio dell’iPhone Ultra o degli occhiali smart, il primo vero banco di prova per Ternus come CEO.


