Il Googlebook arriva a sfidare il MacBook Neo, ma qualcosa non torna
Google non ha mai avuto paura di sperimentare, questo è risaputo. L’azienda ha un cimitero virtuale con oltre 300 prodotti lanciati e poi abbandonati, eppure continua a provarci. L’ultima scommessa si chiama Googlebook, un portatile con intelligenza artificiale integrata che dovrebbe ridefinire il concetto di laptop. Ma davvero ce n’era bisogno? Guardando da vicino quello che offre, la risposta non è così scontata.
I Googlebook, da non confondere con Google Books (la piattaforma per gli ebook), rappresentano una nuova linea di laptop premium con Gemini Intelligence al centro dell’esperienza. Il lancio è previsto per l’autunno 2025, con cinque funzionalità distintive che Google spera possano fissare un nuovo standard. Il problema, però, è che tutta l’operazione sembra più una reazione d’emergenza alla minaccia del MacBook Neo di Apple che una vera visione di prodotto. E quando si rincorre invece di innovare, il risultato raramente convince fino in fondo.
Il nodo più critico riguarda l’identità stessa del dispositivo. Con i Chromebook tradizionali, chi comprava sapeva esattamente cosa aspettarsi: un portatile leggero, economico, perfetto per chi vive nel browser. Il Googlebook, invece, prova a essere qualcosa di più senza avere le basi per riuscirci davvero.
Le funzionalità AI che non convincono del tutto
La funzione di punta si chiama Magic Pointer: basta cerchiare una data in una mail per creare un evento nel calendario, oppure passare il mouse su più immagini per farle fondere dall’intelligenza artificiale. Sulla carta suona bene, nella pratica è roba che macOS fa già da tempo. Gli utenti Apple possono creare eventi dal testo rilevato, interrogare elementi sullo schermo tramite ChatGPT integrato e presto con la nuova Siri. Non esattamente una rivoluzione.
C’è poi la questione della connessione internet obbligatoria per far funzionare le funzionalità AI. Questo dettaglio solleva una domanda legittima: se tutto gira nel cloud, perché non aggiornare semplicemente i Chromebook esistenti con un update del sistema operativo? Il sospetto è che Google stia cercando modi creativi per applicare l’etichetta “AI” su qualcosa che non la giustifica realmente a livello hardware.
Tra le altre novità, il Googlebook permette di creare widget personalizzati tramite Gemini e offre una forma di mirroring con lo smartphone Android. Ma anche qui, il confronto con Apple non è generoso. iPhone Mirroring sul MacBook Neo consente di interagire con una vista completa del telefono, mentre il Googlebook si limita ad aprire le app installate sullo smartphone. Più che phone mirroring, è app mirroring, con un controllo decisamente ridotto.
Il prezzo potrebbe essere il colpo finale
L’accesso wireless ai file dello smartphone Android è un’altra funzionalità pubblicizzata, ma Apple già offre iCloud sincronizzato ovunque, AirDrop per i trasferimenti rapidi e gli strumenti di Continuity tra iOS e macOS. Non si perde granché scegliendo il MacBook Neo.
E qui si arriva al punto dolente. Il Googlebook punta su una costruzione premium, il che significa quasi certamente prezzi più alti rispetto ai Chromebook classici. Ma il vantaggio storico dei Chromebook è sempre stato proprio l’accessibilità economica. Alzare il prezzo mantenendo un sistema operativo con limitazioni note, come la scarsa disponibilità di software professionale desktop, non sembra una mossa particolarmente astuta.
Il MacBook Neo parte da 599 dollari, 499 per gli studenti, e fa già tutto quello che il Googlebook promette di fare. Il rischio concreto è che Google, invece di trattenere i propri utenti, finisca per spingerli proprio tra le braccia di Apple. Un paradosso che, conoscendo la storia dell’azienda con i prodotti sperimentali, non sarebbe nemmeno troppo sorprendente.


