Apple e il rischio di parlare troppo di intelligenza artificiale al WWDC
Il WWDC si avvicina e con esso una domanda che vale più di qualsiasi annuncio tecnico: quanto dovrebbe parlare Apple di intelligenza artificiale senza rischiare di sembrare una copia carbone di Google? Perché il punto è proprio questo. Dopo la recente conferenza Google I/O, dove la parola “AI” è stata ripetuta un numero di volte che sfida le leggi della fisica, il clima attorno a queste tecnologie non è esattamente entusiastico. Anzi, a dirla tutta, sta montando un’ondata di fastidio piuttosto evidente.
Google, tanto per dare un’idea del momento, ha annunciato di voler ingrandire la barra di ricerca per ospitare query più lunghe pensate per l’intelligenza artificiale. Tradotto: l’obiettivo è tenere gli utenti sulla propria pagina invece di mandarli sui siti web da cui quelle risposte vengono pescate. Siti che, tra l’altro, non vedono un centesimo per il contenuto che viene riassunto e servito agli utenti senza che nessuno ci clicchi sopra. Google sta passando dall’essere un motore di ricerca a qualcosa di diverso: una specie di intermediario che dice “fidati, ho letto tutto al posto tuo” senza garantire nemmeno l’accuratezza delle informazioni. Il caso della gaffe sugli anni ne è un esempio perfetto: l’AI Overview di Google ha sostenuto che l’anno prossimo non è il 2027 ma il 2028. Un errore preso, ironia della sorte, da un post di Reddit che parlava di un precedente errore dell’intelligenza artificiale di Google. Errori che generano errori. Un loop che non ispira esattamente fiducia.
Il pubblico non è poi così entusiasta dell’AI
E qui si arriva al nocciolo della questione. La maggior parte delle persone comuni non ama e non vuole l’intelligenza artificiale infilata ovunque. I segnali ci sono tutti. Alle cerimonie di laurea negli Stati Uniti, gli studenti hanno iniziato a fischiare apertamente i CEO delle big tech, incluso l’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che di fronte ai fischi ha pensato bene di raddoppiare la dose di retorica tecnottimista. “Quando qualcuno ti offre un posto su un razzo, non chiedi quale posto. Sali e basta,” ha detto alla platea inferocita. Un approccio coraggioso, bisogna ammetterlo. Anche se forse non il più intelligente quando il razzo in questione sembra diretto verso destinazioni poco rassicuranti.
Cosa dovrebbe fare Apple al WWDC
Certo, Apple parlerà di AI al WWDC. È inevitabile. Ha registrato un sottodominio dedicato alla GenAI e si aspetta da tempo la presentazione della versione potenziata di Siri, promessa ormai due anni fa. Secondo Mark Gurman di Bloomberg, questa nuova Siri dovrebbe arrivare come beta con iOS 27. Il che, a pensarci bene, non è una novità: Siri è nata come beta nel 2011 e ci sono voluti due anni per uscirne. Forse il problema è sempre stato quello.
Ma al di là degli annunci tecnici, il consiglio che arriva forte e chiaro è uno solo: non aprire il rubinetto delle referenze all’intelligenza artificiale come ha fatto Google. In un momento in cui anche gli sviluppatori ammettono che l’AI sta “marcendo” il loro modo di ragionare, la scelta delle parole conta tantissimo. Apple farebbe bene a rimettere al centro gli aspetti creativi delle sue piattaforme, quelli che le persone amano davvero, quelli che ci rendono umani e che l’intelligenza artificiale sembra voler sostituire. Magari, ecco, con un approccio più elegante rispetto a quello spot “Crush” del 2024 che non è piaciuto praticamente a nessuno.


