Siri girerà sui server Google con chip Nvidia Blackwell: ecco perché

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La nuova Siri girerà sui server Google con chip Nvidia Blackwell

Quest’anno ha preso forma una collaborazione che potrebbe ridefinire il futuro degli assistenti vocali. La nuova Siri, quella che Apple sta preparando per il prossimo capitolo di Apple Intelligence, non girerà solo sui dispositivi degli utenti. Per le richieste più complesse, sfrutterà la potenza dei server di Google equipaggiati con i chip Nvidia Blackwell B200. Una scelta che fa rumore, soprattutto per un’azienda che ha sempre fatto della privacy e del controllo hardware il proprio marchio di fabbrica.

Tutto nasce da un comunicato congiunto rilasciato a inizio anno. Apple e Google hanno annunciato una collaborazione pluriennale in base alla quale la prossima generazione degli Apple Foundation Models sarà costruita sulla tecnologia Gemini di Google, sia lato modelli che lato cloud. Tradotto: la nuova Siri, quella più personalizzata e intelligente che dovrebbe debuttare durante il keynote del WWDC previsto per lunedì 9 giugno, avrà il cervello di Google sotto il cofano.

Perché Apple ha scelto i server Google

Un report di The Information ha aggiunto dettagli piuttosto interessanti sulla questione infrastrutturale. Apple continuerà a far girare il più possibile direttamente sul dispositivo, come ha sempre fatto. Ma quando la nuova Siri dovrà gestire richieste avanzate, quelle che richiedono una potenza di calcolo seria, il lavoro pesante verrà scaricato sul cloud di Google. Ed è qui che entrano in gioco i server con chip Nvidia Blackwell B200, processori pensati per i data center e dotati di una funzione proprietaria di “confidential computing” che cifra i dati durante l’elaborazione.

La parte curiosa, e un po’ scomoda per Apple, riguarda il Private Cloud Compute. Questo sistema era stato presentato al WWDC del 2024 come la soluzione sicura per elaborare dati in cloud usando hardware proprietario basato su Apple Silicon. Il problema, stando a quanto riportato da The Information, è che il nuovo modello alla base della nuova Siri risultava troppo lento quando girava su quella piattaforma. Un limite concreto che avrebbe spinto Apple verso la soluzione Google.

Privacy e prestazioni: un equilibrio delicato

Resta da capire come verranno integrate le misure di sicurezza. Da un lato ci sono le protezioni offerte da Nvidia con la cifratura a livello hardware. Dall’altro c’è tutto l’ecosistema di privacy che Apple ha costruito negli anni. Come queste due architetture convivranno non è ancora del tutto chiaro, e probabilmente sarà uno dei temi centrali delle prossime comunicazioni ufficiali.

Quello che appare evidente è che Apple ha deciso di sacrificare un po’ di controllo diretto per garantire prestazioni all’altezza delle aspettative. La nuova Siri dovrà competere con assistenti sempre più capaci, e per farlo serviva potenza di calcolo che, almeno per ora, Apple non riesce a fornire internamente con la stessa efficienza. Una scommessa importante, che racconta molto su dove sta andando il settore dell’intelligenza artificiale applicata ai prodotti consumer.

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