Siri AI su macOS Golden Gate: le prime impressioni dopo ore di utilizzo

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Siri AI su macOS Golden Gate: le prime impressioni dopo ore di utilizzo

Il vero protagonista di macOS Golden Gate non è il design ritoccato, né la reattività migliorata, e nemmeno il supporto agli schermi ultrawide. La novità che cambia tutto si chiama Siri AI, l’assistente digitale completamente ripensato che ora funziona come un vero e proprio chatbot generativo integrato nel sistema operativo Apple, oltre che in iOS 27, iPadOS 27 e visionOS 27. Dopo 28 ore in lista d’attesa dalla pubblicazione delle beta sviluppatori, è stato finalmente possibile mettere le mani sulla nuova versione di Siri, installata su un MacBook Neo con chip A18 Pro e 8 GB di RAM. E le prime sensazioni? Decisamente incoraggianti, anche se con qualche riserva.

Le prestazioni di Siri AI sul Neo si sono rivelate più che accettabili. Nessun rallentamento evidente dovuto all’hardware, anche se l’assistente si prende qualche istante per elaborare le richieste. Chi ha seguito il keynote del WWDC avrà notato tempi di risposta simili durante le demo dal vivo: ecco, l’esperienza reale rispecchia abbastanza fedelmente quelle dimostrazioni. Va detto chiaramente che si tratta di una beta iniziale, quindi molte cose cambieranno prima del rilascio ufficiale previsto per l’autunno 2026.

Cosa sa fare (e cosa ancora no) il nuovo assistente

Il primo test ha riguardato un’esigenza concreta: organizzare una pausa pranzo dopo l’atterraggio durante un viaggio imminente. Lanciando Spotlight con Command+barra spaziatrice (Siri AI è integrato direttamente lì), è stata posta una domanda semplice: “Cosa devo fare l’11 giugno?” L’assistente ha recuperato correttamente l’evento dal Calendario, mostrando anche i dettagli inseriti. Un buon inizio.

Poi è arrivata la richiesta di consigliare un posto per un hamburger vicino all’aeroporto. Siri ha suggerito tre ristoranti, il che è notevole considerando che l’evento nel Calendario conteneva pochissime informazioni e non c’erano email né dettagli di volo salvati sul Mac. Però, quando è stato chiesto di fissare uno dei ristoranti nell’app Mappe, Siri non è riuscito a completare l’operazione. Ha aperto Mappe, ma il pin andava inserito manualmente. Un piccolo inciampo che probabilmente verrà risolto nelle prossime beta.

Il secondo test era più classico: una ricerca. Alla domanda “Quando uscirà macOS Golden Gate?”, Siri AI ha fornito la risposta corretta, citando Wikipedia come fonte e specificando che il rilascio è previsto per settembre 2026. Dettaglio curioso: l’immagine mostrata era quella di un vecchio MacBook Pro con una versione del sistema operativo che non era affatto Golden Gate. Inoltre, la finestra di risposta di Siri AI ha un aspetto chiaramente pensato per iPhone, come se fosse stata portata direttamente da iOS 27 senza troppi adattamenti per il Mac.

Matematica, produttività e prospettive future

Terzo banco di prova: un problema di matematica preso da un libro di testo scolastico. Niente di impossibile, ma abbastanza per capire se Siri AI sa ragionare oltre le ricerche web. La risposta è stata corretta e accompagnata da qualche spiegazione aggiuntiva, anche se non ha mostrato il procedimento completo. Un passo avanti enorme rispetto alla vecchia versione di Siri, che davanti alla stessa domanda si limitava a proporre un elenco di risultati di ricerca senza nemmeno provare a rispondere.

Ed è proprio qui che emerge la differenza più significativa. La capacità di fare ricerche e rispondere a domande dirette rappresenta, per così dire, il livello base di ciò che un chatbot generativo sa fare. La parte davvero interessante riguarda l’interazione con le app e la gestione della produttività: prendere un’agenda, distribuire le informazioni nelle applicazioni giuste, automatizzare passaggi che oggi richiedono tempo. Siri AI mostra di avere il potenziale per farlo, ma deve arrivarci senza errori. Per ora il quadro è promettente, con margini di miglioramento evidenti che le prossime beta dovranno colmare.

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