Apple alza i prezzi dei Mac con chip M5, ma regala più storage di base
La nuova generazione di Mac con chip M5 è arrivata e, con essa, una tendenza piuttosto chiara che vale la pena analizzare. Apple ha presentato questa settimana diversi aggiornamenti alla gamma MacBook Air e MacBook Pro, portando con sé un cambiamento nella strategia commerciale: più spazio di archiviazione di serie, ma a un prezzo leggermente più alto. Una mossa che farà discutere, ma che in realtà nasconde una logica precisa.
Partiamo dal MacBook Air con M5. Lo storage di base è passato da 256GB a 512GB, accompagnato da un aumento di 100 dollari sul prezzo di listino. Ora, a prima vista può sembrare un rincaro e basta. Ma chi già sapeva di dover spendere 200 dollari in più per ottenere 512GB si ritrova adesso a risparmiare. In pratica, per chi non si sarebbe mai accontentato della configurazione minima, il MacBook Air è diventato paradossalmente più conveniente.
Discorso simile per il MacBook Pro 14 pollici con M5 base, che ora parte con 1TB di storage a fronte di un aumento di 100 dollari. Anche qui, chi avrebbe comunque optato per il terabyte ci guadagna. La situazione cambia un po’ con i modelli equipaggiati con M5 Pro e M5 Max: quelli hanno ricevuto 1TB di default, ma con un rincaro di 200 dollari. Tradotto? Si paga lo storage aggiuntivo a prezzo pieno, senza alcun vantaggio reale rispetto a prima.
Cosa aspettarsi dalla gamma desktop di Apple
La lineup desktop non è stata ancora toccata da questi cambiamenti. Mac mini, iMac e Mac Studio continuano a essere venduti con le configurazioni e i prezzi della generazione M4. Ma è ragionevole aspettarsi che, con il passaggio ai chip M5, arriveranno aggiustamenti identici.
Le previsioni più plausibili parlano di un iMac che potrebbe salire da 1299 a 1399 dollari con 512GB di serie, un Mac mini che da 599 passerebbe a 699 dollari sempre con 512GB, e un Mac Studio che dall’attuale base di 1999 dollari potrebbe arrivare ad almeno 2199 dollari con 1TB standard.
Per quanto riguarda Mac mini e iMac, l’aumento sarebbe tutto sommato digeribile. Diciamolo chiaramente: 256GB di storage nel 2026 è una scelta che mette in difficoltà chiunque. macOS ha bisogno di spazio libero per funzionare bene, soprattutto per la memoria di swap. Un Mac con lo storage pieno diventa lento, frustrante, quasi inutilizzabile. Meglio pagare qualcosa in più all’inizio piuttosto che ritrovarsi a dover fare i conti con un computer che arranca dopo pochi mesi.
Il caso Mac Studio e il nodo dei costi crescenti
Il discorso si fa più delicato con il Mac Studio. Considerando che il MacBook Pro con M5 Max ha portato lo storage di default a 2TB con un aumento significativo del prezzo, è lecito chiedersi se il prossimo Mac Studio non finirà per costare ancora più di 2199 dollari nella configurazione con chip Max. Sarebbe un salto notevole, e per i professionisti che già investono cifre importanti in queste macchine, ogni centinaio di dollari in più pesa.
Va detto che, per ora, Apple non ha ritoccato i prezzi della memoria unificata, nonostante la crisi globale delle RAM stia facendo lievitare i costi di produzione ovunque. Questo potrebbe essere un segnale rassicurante, oppure semplicemente un problema rimandato.
Tutto questo resta in parte speculazione, naturalmente. Ma guardando il pattern emerso con i nuovi Mac con chip M5 presentati questa settimana, la direzione sembra tracciata. Apple sta ridefinendo cosa significa “configurazione base”, alzando l’asticella dello storage minimo e, di conseguenza, anche quella del prezzo. Per molti utenti sarà un affare migliore di quanto sembri a prima vista. Per altri, soprattutto chi si accontentava del minimo indispensabile, sarà semplicemente un conto più salato.


