Quando Bill Gates suggerì ad Apple di aprire il Mac al mondo
Il 25 giugno 1985, una data che oggi suona quasi surreale, Bill Gates scrisse un memo destinato ad Apple con una proposta che avrebbe potuto cambiare per sempre la storia dell’informatica. Il cofondatore di Microsoft suggeriva a Cupertino di fare qualcosa di radicale: concedere in licenza il sistema operativo del Mac ad altri produttori di hardware. Una mossa che, col senno di poi, rappresenta uno dei grandi “e se?” della tecnologia moderna.
Il contenuto del memo e la visione di Gates
Il ragionamento di Bill Gates era piuttosto lineare, e per certi versi anche sensato. All’epoca il Macintosh aveva un’interfaccia grafica rivoluzionaria, qualcosa che il resto del mercato PC ancora non offriva in modo così raffinato. Ma c’era un problema evidente: Apple controllava sia il software che l’hardware, limitando di fatto la diffusione della piattaforma. Gates vedeva in questa chiusura un rischio enorme. Se il Mac fosse rimasto un prodotto di nicchia, sosteneva, avrebbe finito per perdere terreno rispetto ai PC compatibili IBM, che stavano crescendo a ritmi impressionanti proprio grazie al modello aperto delle licenze.
Nel memo, Gates proponeva che Apple permettesse ad aziende terze di costruire computer capaci di far girare il sistema operativo del Mac. Più macchine sul mercato significavano più utenti, più sviluppatori attratti dalla piattaforma, più software disponibile. Un circolo virtuoso, almeno sulla carta. La logica era quella che aveva già funzionato per Microsoft stessa con MS-DOS e che avrebbe poi funzionato in modo spettacolare con Windows.
La risposta di Apple e le conseguenze
Apple, come sappiamo, non seguì il consiglio. Steve Jobs era già stato estromesso dall’azienda proprio in quel periodo turbolento del 1985, e la dirigenza di Cupertino scelse di mantenere il controllo totale sull’ecosistema. Una decisione che nel breve periodo sembrò un errore clamoroso: per tutti gli anni Novanta, la quota di mercato del Mac scivolò sempre più in basso mentre i PC Windows dominavano ovunque.
Poi però la storia ha preso una piega diversa. Quando Jobs tornò in Apple nel 1997, rilanciò l’azienda proprio facendo leva su quel modello integrato che Gates aveva criticato. L’iPhone, l’iPad, tutto il successo successivo è nato dalla filosofia di controllare hardware e software insieme. Quella che sembrava testardaggine si è rivelata, alla lunga, una strategia vincente.
Il memo di Bill Gates resta comunque un documento affascinante. Dimostra quanto fosse lucido nel leggere le dinamiche di mercato, anche se la sua ricetta non era necessariamente quella giusta per Apple. Due visioni opposte, entrambe capaci di generare imperi tecnologici da miliardi di dollari. A volte non esiste una sola strada per avere ragione.


