Un gruppo di Neanderthal nascosto nel tempo: il DNA antico riscrive la storia
Otto denti ritrovati in una grotta polacca hanno permesso di ricostruire il profilo genetico di un piccolo gruppo di Neanderthal vissuto circa 100.000 anni fa. E no, non è la solita scoperta da titolone e poi poco arrosto. Stavolta il DNA antico estratto da quei reperti racconta qualcosa di davvero inedito: per la prima volta, un team internazionale coordinato dall’Università di Bologna è riuscito a ricomporre il ritratto genetico di più individui provenienti dallo stesso sito e dalla stessa epoca. Il tutto è stato pubblicato sulla rivista Current Biology nell’aprile 2026.
La grotta in questione si chiama Stajnia Cave, si trova nel sud della Polonia, a nord dei Carpazi, ed era già nota agli studiosi. Ma nessuno si aspettava risultati così nitidi. Andrea Picin, professore all’Università di Bologna e coordinatore della ricerca, ha spiegato che nella stragrande maggioranza dei casi i dati genetici sui Neanderthal arrivano da singoli fossili oppure da resti sparsi tra siti e periodi diversi. Qui invece è stato possibile osservare almeno sette individui come parte di un unico gruppo. Un fotogramma rarissimo, quasi una foto di famiglia preistorica.
Connessioni genetiche che attraversano l’Europa
Quello che rende la scoperta ancora più affascinante è il quadro delle parentele a distanza. Il DNA mitocondriale estratto dai denti di Stajnia appartiene allo stesso ramo genetico riscontrato in Neanderthal della penisola iberica, del sud della Francia e del Caucaso settentrionale. Questo significa che un tempo esisteva un lignaggio materno diffuso su un territorio vastissimo, poi progressivamente sostituito da altre linee genetiche nelle popolazioni più recenti.
C’è anche un dettaglio che colpisce particolarmente. Due dei denti appartenevano a individui giovani, uno a un adulto, e tutti e tre condividono lo stesso DNA mitocondriale. Mateja Hajdinjak, ricercatrice al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha sottolineato come questo suggerisca una possibile parentela stretta tra quegli individui. Forse membri della stessa famiglia, forse no. Ma la coincidenza è troppo precisa per essere ignorata.
L’importanza dell’Europa centro orientale nella storia dei Neanderthal
Lo studio ha anche messo in luce un problema metodologico tutt’altro che banale. Il confronto con il fossile noto come Thorin, ritrovato nella grotta di Mandrin in Francia e datato circa 50.000 anni fa, porta con sé un avvertimento chiaro: quando le datazioni al radiocarbonio si avvicinano ai limiti della calibrazione, bisogna muoversi con estrema cautela. Sahra Talamo, co-coordinatrice dello studio e professoressa all’Università di Bologna, ha ribadito che in questi casi l’incrocio tra archeologia, datazione e genetica diventa imprescindibile.
Dal punto di vista più ampio, la ricerca rafforza una consapevolezza che si sta facendo strada: l’Europa centro orientale non era affatto una zona marginale nella storia dei Neanderthal. Al contrario, quest’area ha probabilmente avuto un ruolo centrale nei movimenti di popolazione, nelle connessioni biologiche e nella diffusione delle tecnologie durante il Paleolitico medio. Stajnia Cave, con tutto quello che ha restituito finora, si conferma un sito chiave per capire non solo la biologia dei Neanderthal, ma anche le dinamiche con cui diversi gruppi si spostavano e interagivano su distanze enormi. Una finestra aperta su un mondo che credevamo molto più frammentario di quanto fosse davvero.


