DNA antico svela una popolazione scomparsa vicino a Parigi: cosa è successo

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Il DNA antico svela una popolazione scomparsa vicino a Parigi, sostituita da perfetti sconosciuti

Qualcosa di davvero inquietante è successo circa 5.000 anni fa a pochi chilometri da Parigi. Il DNA antico estratto da una grande tomba megalitica nei pressi di Bury, una cinquantina di chilometri a nord della capitale francese, racconta una storia che sembra quasi un thriller preistorico: un’intera popolazione è scomparsa nel nulla e al suo posto ne è arrivata un’altra, completamente diversa, senza alcun legame genetico con chi viveva lì prima. Un azzeramento demografico in piena regola, emerso da uno studio pubblicato su Nature Ecology and Evolution nell’aprile 2026, condotto dall’Università di Copenaghen.

Lo studio ha analizzato i resti di 132 individui sepolti nella stessa tomba megalitica, ma in due fasi temporali distinte. Il punto di rottura si colloca intorno al 3000 a.C., quando nella regione si verificò un drastico calo della popolazione. Il gruppo più antico mostrava affinità genetiche con le popolazioni agricole dell’Età della Pietra del nord della Francia e della Germania. Quello più recente, invece, presentava legami chiari con il sud della Francia e la Penisola Iberica. Nessuna continuità, nessuna mescolanza graduale. Solo una sostituzione netta.

Peste, malattie e una mortalità impressionante

Per capire cosa avesse provocato questo collasso, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di analisi del DNA capace di catturare tutto il materiale genetico conservato nelle ossa. Ed è saltato fuori qualcosa di notevole: tracce di Yersinia pestis, il batterio della peste, e di Borrelia recurrentis, il patogeno responsabile della febbre ricorrente trasmessa dai pidocchi. Tuttavia, come ha precisato Martin Sikora, professore associato all’Università di Copenaghen, la peste da sola non basta a spiegare tutto. Il declino fu probabilmente causato da un mix di malattie, stress ambientale e altri eventi destabilizzanti.

A rendere il quadro ancora più drammatico, l’analisi dei resti scheletrici ha evidenziato tassi di mortalità anomali nel periodo delle sepolture più antiche, con una quantità sproporzionata di bambini e giovani tra i defunti. Un segnale inequivocabile di crisi profonda, come ha sottolineato Laure Salanova del CNRS francese.

Una società che cambia dalle fondamenta

Il DNA antico non ha rivelato solo chi viveva dove, ma anche come queste comunità erano organizzate. Nella fase più antica, le persone sepolte nella tomba appartenevano spesso alle stesse famiglie allargate, con legami che attraversavano più generazioni. Un tessuto sociale denso, intimo. Dopo la sostituzione, invece, le sepolture ruotavano attorno a un singolo lignaggio maschile, segno di una struttura sociale radicalmente diversa e più selettiva.

Questo studio si inserisce in un filone di ricerche sempre più solido sul cosiddetto declino neolitico, un fenomeno che colpì vaste aree dell’Europa settentrionale e occidentale. E forse aiuta a rispondere a una domanda che gli archeologi si pongono da tempo: perché, a un certo punto, nessuno costruì più dolmen e megaliti in tutta Europa? La risposta, a quanto pare, è tanto semplice quanto brutale. Chi li costruiva era semplicemente sparito.

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