DNA e coccodrilli perduti: il mistero delle Seychelles risolto dopo 250 anni

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Il DNA risolve il mistero dei coccodrilli perduti delle Seychelles

Per oltre 250 anni, nessuno sapeva davvero cosa fossero quei coccodrilli delle Seychelles che i primi esploratori europei descrivevano come presenze comuni lungo le coste dell’arcipelago. Animali enormi, apparentemente ovunque, e poi spariti nel giro di pochi decenni dopo l’arrivo dei coloni nel 1770. Sterminati completamente entro una cinquantina d’anni. Fine della storia, si pensava. E invece no: un nuovo studio basato sull’analisi del DNA estratto da esemplari conservati nei musei ha finalmente svelato l’identità di quei rettili scomparsi. Non si trattava di una specie unica, come qualcuno aveva ipotizzato. Erano coccodrilli marini (Crocodylus porosus), la specie di rettile vivente più grande del pianeta, capace di raggiungere oltre sei metri di lunghezza e superare la tonnellata di peso. Una popolazione isolata, arrivata lì dopo aver attraversato migliaia di chilometri di Oceano Indiano.

Come il DNA ha riscritto la storia evolutiva

Il gruppo di ricerca, composto da scienziati tedeschi e delle Seychelles, ha confrontato il genoma mitocondriale di coccodrilli moderni con quello ricavato da campioni storici conservati nelle collezioni museali. Tra questi, alcuni esemplari rarissimi appartenenti proprio alla popolazione delle Seychelles, estinta circa 200 anni fa. I risultati, pubblicati sulla rivista Royal Society Open Science nel maggio 2026, hanno confermato una teoria che fino a quel momento poggiava solo sull’analisi morfologica: quei coccodrilli erano geneticamente legati ai coccodrilli marini che vivono a migliaia di chilometri di distanza, nel Sud Est asiatico e in Oceania. Frank Glaw, esperto di rettili delle Collezioni di Scienze Naturali della Baviera (SNSB) e autore senior dello studio, ha spiegato che i fondatori della popolazione delle Seychelles devono aver percorso almeno 3.000 chilometri alla deriva nelle correnti oceaniche. Forse anche molti di più. Una cosa possibile perché il coccodrillo marino possiede ghiandole specializzate che gli permettono di espellere il sale in eccesso dal corpo, rendendolo capace di sopravvivere a lungo in mare aperto.

Un rettile con un areale enorme, ora un po’ meno

Stefanie Agne, prima autrice dello studio e ricercatrice all’Università di Potsdam, ha sottolineato come i dati genetici suggeriscano che le popolazioni di coccodrillo marino siano rimaste connesse tra loro per lunghissimi periodi, nonostante le distanze enormi. Questo racconta molto sulla mobilità straordinaria di questa specie. Prima che la popolazione delle Seychelles venisse eliminata, il coccodrillo marino occupava un areale che si estendeva per oltre 12.000 chilometri, da Vanuatu nel Pacifico fino alle Seychelles nell’Oceano Indiano. Oggi resta comunque uno dei rettili con la distribuzione geografica più ampia al mondo, ma quel pezzo di storia è andato perso per sempre. Lo studio ricorda quanto sia sottile il confine tra la presenza di una specie e la sua scomparsa, e quanto strumenti come l’analisi del DNA antico possano restituire frammenti di conoscenza che sembravano ormai irrecuperabili.

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