Il gaming su Mac nel 2025: a che punto siamo davvero?
Il gaming su Mac è uno di quegli argomenti che continua a far discutere, anno dopo anno, senza mai arrivare a una vera svolta. La situazione attuale è questa: chi ama i videogiochi e possiede un Mac si ritrova ancora oggi a fare i conti con un catalogo di titoli decisamente più magro rispetto a quello disponibile su Windows. E non si parla di differenze marginali.
Eppure, qualcosa si muove. macOS ha fatto passi da gigante negli ultimi anni sul fronte delle tecnologie grafiche avanzate: upscaling, ray tracing, frame generation. Roba che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza su un computer Apple. La potenza dell’hardware c’è, soprattutto grazie ad Apple Silicon, e titoli impegnativi come Cyberpunk 2077 o Baldur’s Gate 3 girano effettivamente su Mac. Il problema, però, resta un altro. La lista dei grandi assenti è lunga e fa male: Call of Duty, Diablo IV, Elden Ring, tanto per citarne alcuni. E molti dei giochi disponibili sono arrivati su macOS con mesi o anni di ritardo rispetto alla versione PC.
Un caso interessante è quello di Crimson Desert, il massiccio open world fantasy disponibile su macOS fin dal giorno del lancio, insieme alle versioni PC e PlayStation 5. Una notizia che ha sorpreso parecchi, proprio perché rappresenta l’eccezione, non la regola. La maggior parte dei giochi tripla A arriva su Mac tardi, se arriva.
Prestazioni e costi: il nodo che Apple deve sciogliere
C’è poi la questione delle prestazioni, che rimane spinosa. Tecnologie come MetalFX Upscaling e MetalFX Frame Interpolation hanno migliorato parecchio l’esperienza di gioco su Mac. La prima prende un frame a bassa risoluzione e lo scala verso l’alto, risparmiando risorse. La seconda genera fotogrammi aggiuntivi tramite intelligenza artificiale, rendendo il gameplay più fluido. Sono gli equivalenti Apple di DLSS di Nvidia e FSR di AMD, insomma.
Il punto dolente, però, emerge quando si guardano i numeri. Pearl Abyss, lo studio dietro Crimson Desert, indica come requisito minimo un chip M2 Pro del 2023 per raggiungere 60fps a 720p. Su Windows, la stessa fluidità si ottiene a 1080p con una Nvidia RTX 2080, una scheda grafica che risale al 2018. E il confronto diventa ancora più impietoso salendo di fascia: un MacBook Pro con chip M5 Max, che parte da oltre 4.099 dollari, raggiunge circa 60fps a 1440p con settaggi medi e upscaling attivo. Un PC gaming assemblato, con una spesa inferiore di oltre mille dollari, riesce a sfiorare i 110fps nelle stesse condizioni. Quasi il doppio delle prestazioni, a un costo nettamente inferiore.
Finché il rapporto tra prezzo e prestazioni nel gaming su Mac resterà così sbilanciato, i giocatori continueranno a preferire Windows. E meno giocatori su macOS significano meno sviluppatori interessati a portare i propri titoli sulla piattaforma. È il classico circolo vizioso che Apple conosce bene.
Cosa serve per cambiare davvero le cose
Apple sta lavorando su più fronti, questo va riconosciuto. Collabora direttamente con gli sviluppatori per ottimizzare i giochi su macOS, migliora costantemente le capacità hardware e software, e ha stretto partnership con marchi come Corsair per avvicinarsi al mondo gaming. Ma serve di più.
Una strada potrebbe essere quella già percorsa con Apple TV Plus: investire in esclusività. Apple aveva provato qualcosa di simile con Apple Arcade, ma quel progetto non ha mai davvero ingranato e oggi appare come un’ombra sbiadita di quello che avrebbe potuto essere. Collaborare con studi di sviluppo importanti per lanciare titoli esclusivi su Mac, giochi che la gente voglia davvero giocare, potrebbe fare la differenza.
Il gaming su Mac non è più una barzelletta come ai tempi delle schede grafiche integrate Intel. Ma la strada per raggiungere una vera parità con Windows è ancora lunga, e Apple non può permettersi di rallentare proprio adesso.


