iPhone accusato di far calare le nascite negli USA: cosa dice lo studio

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Lo studio che accusa l’iPhone di far calare le nascite negli Stati Uniti

Il tasso di natalità negli Stati Uniti è calato del 22% dal 2007. E secondo un recente studio del National Bureau of Economic Research, la colpa sarebbe dell’iPhone. Il titolo del paper non lascia spazio a dubbi: “Is the iPhone Birth Control?” Ma come spesso accade quando un titolo finisce con un punto interrogativo, la risposta che emerge dal testo è un po’ meno netta di quanto ci si aspetterebbe.

Lo studio sostiene che l’arrivo dello smartphone di Apple abbia ridotto le interazioni sociali di persona, aumentato il consumo di pornografia e diminuito la frequenza dei rapporti sessuali. Tutto molto suggestivo, se non fosse che il ragionamento si basa quasi interamente su una coincidenza temporale: il calo delle nascite è iniziato nel 2007, lo stesso anno in cui l’iPhone è stato lanciato sul mercato. In logica si chiama post hoc ergo propter hoc, ovvero credere che se qualcosa accade dopo un evento, ne sia necessariamente la conseguenza. E questo è esattamente il problema.

I dati raccontano una storia diversa

Gli stessi autori dello studio ammettono che la svolta nel tasso di natalità coincide perfettamente anche con l’inizio della grande recessione economica. Provano a liquidare la questione sostenendo che ormai sono passati quasi vent’anni da quella crisi, quindi l’effetto dovrebbe essersi esaurito. Peccato che l’economia della classe media e bassa americana non si sia mai davvero ripresa, il che rende l’argomento piuttosto fragile.

C’è poi una questione metodologica non da poco. I dati sull’utilizzo dell’iPhone analizzati nello studio arrivano solo fino al 2011, anno in cui il dispositivo ha smesso di essere un’esclusiva della rete AT&T. Questo perché prima di quella data era più facile distinguere chi possedeva un iPhone e chi no. Ma poi il paper cerca di collegare quei dati a statistiche molto più recenti, alcune tratte da report del 2024 su argomenti come il sesso senza contraccezione, il disagio psicologico e le ricerche di contenuti per adulti online. Un mix temporale che non regge benissimo sotto esame.

Dalla certezza al ridimensionamento

Dettaglio curioso: i grafici dello stesso studio mostrano che le ricerche di pornografia sono esplose nel 2014 per poi tornare, intorno al 2024, più o meno ai livelli del 2007. Difficile sostenere una correlazione stabile con l’iPhone quando i numeri fanno su e giù in quel modo.

E infatti, dopo 35 pagine di accuse, gli autori fanno marcia indietro con una certa eleganza. Scrivono di non voler sostenere che l’iPhone sia “l’unica causa” del calo post 2007, limitandosi a dire che gli smartphone moderni potrebbero aver giocato un ruolo nel declino tra il 2008 e il 2011. Si passa quindi da un titolo sensazionalistico a una conclusione molto più sfumata, quasi timida.

Nel frattempo, il Bureau of Labor Statistics americano segnala che le professioni legate all’ostetricia stanno crescendo a ritmi superiori alla media. E se nel 2011 Apple aveva venduto circa 200 milioni di iPhone, nel 2021 quel numero era salito a 2 miliardi. Se lo studio avesse davvero ragione, chiunque abbia meno di 19 anni oggi dovrebbe considerarsi fortunato a essere venuto al mondo.

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