La nascita di una magnetar osservata per la prima volta nella storia dell’astronomia
Un segnale anomalo proveniente da una supernova lontana ha permesso agli astronomi di assistere alla nascita di una magnetar, confermando per la prima volta in modo diretto che questi oggetti cosmici incredibilmente magnetici alimentano le esplosioni stellari più luminose dell’universo. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature nel luglio 2026, rappresenta anche il primo caso in cui la relatività generale di Einstein è stata utilizzata per spiegare la meccanica di una supernova. Un traguardo che ribalta anni di ipotesi mai confermate e che apre scenari nuovi nella comprensione delle esplosioni stellari.
Tutto ruota attorno a un tipo particolare di stella di neutroni: la magnetar, un corpo celeste largo appena 16 chilometri circa ma dotato di un campo magnetico mostruoso, da 100 a 1.000 volte più intenso rispetto a quello di una pulsar comune. L’idea che una magnetar potesse nascere dal collasso del nucleo di una stella massiccia e alimentare le cosiddette supernovae superluminose era stata proposta nel 2010 dal fisico teorico Dan Kasen dell’Università della California a Berkeley. Ma fino a oggi nessuno era riuscito a dimostrarlo con evidenze osservative solide.
Il “cinguettio” cosmico che ha risolto il mistero
Il merito della svolta va a Joseph Farah, dottorando presso l’Università della California a Santa Barbara e il Las Cumbres Observatory. Studiando una supernova scoperta nel dicembre 2024 e catalogata come SN 2024afav, esplosa a circa un miliardo di anni luce dalla Terra, Farah ha notato qualcosa di strano. Dopo il picco di luminosità, raggiunto circa 50 giorni dopo l’esplosione, la luce della supernova non si è affievolita in modo regolare. Al contrario, ha oscillato ripetutamente, generando quattro gobbe distinte nella curva di luce. Gli intervalli tra queste oscillazioni si sono accorciati progressivamente, creando un pattern che Farah ha paragonato al cinguettio di un uccello. Un “chirp” cosmico, insomma.
L’osservazione è stata possibile grazie alla rete mondiale di 27 telescopi del Las Cumbres Observatory, che ha monitorato l’esplosione per oltre 200 giorni. Supernovae superluminose precedenti avevano mostrato al massimo una o due oscillazioni, spiegate solitamente con onde d’urto che colpivano gusci di gas circostanti. Quattro oscillazioni distinte non si erano mai viste prima.
Quando Einstein entra in una supernova
Il modello elaborato da Farah suggerisce che parte del materiale espulso dall’esplosione sia ricaduto verso la magnetar appena nata, formando un disco di accrescimento inclinato rispetto all’asse di rotazione della stella di neutroni. Ed è qui che entra in gioco la relatività generale. La magnetar, ruotando oltre mille volte al secondo, trascina con sé il tessuto dello spaziotempo circostante, provocando un fenomeno noto come precessione di Lense-Thirring. Questo effetto fa oscillare il disco inclinato, che periodicamente blocca e riflette la luce della magnetar, funzionando come una sorta di faro cosmico intermittente. Man mano che il disco spiraleggia verso l’interno, l’oscillazione accelera e i lampi di luce arrivano sempre più ravvicinati: ecco spiegato il cinguettio.
Il team ha stimato che la stella di neutroni compie una rotazione completa ogni 4,2 millisecondi e possiede un campo magnetico circa 300 bilioni di volte più forte di quello terrestre. Caratteristiche che la identificano inequivocabilmente come una magnetar.
Alex Filippenko, professore di astronomia a Berkeley e coautore dello studio, ha definito la scoperta “la pistola fumante” che mancava. E Kasen, il teorico che sedici anni fa aveva formulato l’ipotesi, ha commentato con una metafora efficace: per anni l’idea della magnetar era sembrata quasi un trucco da prestigiatore, un motore nascosto dietro strati di detriti stellari. Questo segnale è come se quel motore avesse finalmente tirato via il sipario.
Gli astronomi si aspettano che il futuro Osservatorio Vera C. Rubin possa scovare molte altre supernovae “cinguettanti”, aprendo un filone di ricerca completamente nuovo. Non tutte le supernovae superluminose saranno spiegate dalle magnetar, certo. Alcune potrebbero essere alimentate dall’interazione con materiale circumstellare, altre dalla formazione di buchi neri. Ma da oggi, almeno per una parte di queste esplosioni straordinarie, la risposta ha finalmente un nome.


