Il supervulcano di Yellowstone potrebbe essere alimentato da qualcosa di completamente inaspettato
Il supervulcano di Yellowstone è tornato al centro dell’attenzione scientifica, e stavolta la scoperta ribalta parecchie certezze. Un gruppo di ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze ha pubblicato sulla rivista Science uno studio che propone un meccanismo del tutto nuovo per spiegare cosa alimenti questo colosso geologico. Niente pennacchio di roccia fusa che risale dalle profondità del nucleo terrestre, come si è creduto per decenni. Al suo posto, un fenomeno chiamato “vento del mantello”, un flusso orizzontale di roccia caldissima che si muove lentamente sotto il continente nordamericano e che potrebbe essere il vero motore dietro l’attività vulcanica della regione.
La cosa interessante è che questo modello non si limita a Yellowstone. Potrebbe spiegare il funzionamento di altri supervulcani sparsi per il pianeta, offrendo finalmente un quadro coerente su come questi sistemi riescano a restare attivi per milioni di anni.
Camere magmatiche? Non proprio come ce le immaginavamo
Per molto tempo la comunità scientifica ha ragionato in termini di grandi camere magmatiche sotterranee, enormi serbatoi pieni di magma liquido pronti ad esplodere quando la pressione diventava insostenibile. Un’immagine potente, quasi cinematografica. Peccato che le evidenze più recenti raccontino una storia diversa. Sotto i supervulcani non sembrano esistere questi laghi di lava persistenti. Quello che si trova, invece, è un sistema molto più diffuso e complesso, fatto di roccia parzialmente fusa mescolata a roccia solida. Gli scienziati lo chiamano “magma mush”, una sorta di poltiglia magmatica che si estende attraverso ampie porzioni della litosfera, lo strato rigido più esterno della Terra.
Questo cambia radicalmente la prospettiva. Perché il magma mush è denso, viscoso, molto meno mobile del magma liquido tradizionale. E allora come può un sistema del genere generare le supereruzioni catastrofiche che hanno segnato la storia geologica di Yellowstone? Negli ultimi 2,1 milioni di anni, la caldera ha prodotto due supereruzioni capaci di rilasciare oltre mille chilometri cubi di materiale. Numeri che fanno impressione.
Il vento del mantello: ecco cosa succede davvero sotto Yellowstone
Qui entra in gioco il modello tridimensionale sviluppato dai ricercatori. Secondo le simulazioni, il magma che alimenta Yellowstone non arriva da un pennacchio profondo che risale dal confine tra nucleo e mantello terrestre. Viene invece dall’astenosfera superiore, lo strato caldo e duttile che si trova appena sotto la litosfera. Il vento del mantello, generato dalla subduzione a lungo termine della placca di Farallon (i cui resti giacciono ancora sotto il Nord America centrale e orientale), trasporta materiale rovente verso est, in direzione di Yellowstone.
Quando questo flusso incontra la litosfera più spessa a est della caldera, viene forzato verso il basso. Lo stiramento che ne consegue provoca una fusione per decompressione, generando nuovo magma. Allo stesso tempo, le forze contrastanti tra la litosfera a est e quella più leggera a ovest creano una sorta di “lacerazione” nel continente, aprendo un canale inclinato che funziona come una via preferenziale per la risalita del magma.
Il risultato è un sistema magmatico che si auto alimenta e si sviluppa attraverso l’intera litosfera, esattamente come osservato dai dati geofisici e geochimici raccolti nella regione. Il modello si adatta con precisione alle osservazioni indipendenti, il che è sempre un ottimo segnale quando si parla di scienza.
Quello che rende questo studio davvero significativo è la capacità di collegare in un unico quadro la generazione del magma in profondità con la sua distribuzione nella litosfera. Fino ad oggi, questi due aspetti venivano trattati separatamente, senza un meccanismo convincente che li tenesse insieme. Ora quel meccanismo potrebbe essere stato trovato, e porta il nome di un fenomeno che nessuno si aspettava: un vento che soffia nelle viscere della Terra.


