iOS 27 e la scommessa sull’intelligenza artificiale: Apple rischia di dividere il pubblico a metà
Lunedì 9 giugno, durante la WWDC, Apple alzerà il sipario su iOS 27, e c’è una probabilità concreta che una buona fetta di utenti non la prenderà bene. Il cambiamento più grande di questo aggiornamento riguarda Siri, che dovrebbe trasformarsi da assistente vocale ormai datato, spesso frustrante e poco affidabile, in un vero e proprio chatbot conversazionale integrato in profondità nel sistema operativo. Che funzioni alla perfezione oppure no, la reazione sarà polarizzante. Il contraccolpo contro l’intelligenza artificiale è reale, tangibile, e si fa sentire soprattutto tra le generazioni più giovani. Basta guardare i video dei neolaureati americani che fischiano al solo sentir nominare l’AI durante le cerimonie di laurea per capire il clima.
Perché Apple si trova in una situazione scomoda
Il punto è questo: Apple sta puntando tutto sull’AI generativa proprio nel momento in cui questa tecnologia viene associata a licenziamenti di massa, data center che consumano quantità enormi di acqua e energia, carenze di chip che fanno lievitare i costi, disinformazione, abusi e molto altro. Una fetta crescente di persone considera l’intelligenza artificiale generativa pericolosa, poco utile e spesso sbagliata con una sicurezza irritante. E soprattutto, percepisce che venga imposta dall’alto da una classe dirigente interessata solo a far salire il valore delle azioni in borsa.
Dall’altra parte, però, l’attuale Siri è genuinamente obsoleto. Non funziona bene, e ha bisogno di un sostituto moderno. Inoltre, esistono tantissime persone, non solo investitori tecnologici, che usano l’AI con entusiasmo e regolarità. E queste persone ritengono, forse a ragione, che Apple sia rimasta indietro rispetto alla concorrenza e debba recuperare terreno.
Il difficile equilibrio che iOS 27 dovrà trovare
Apple si trova quindi in una specie di vicolo cieco strategico. Con iOS 27, deve riuscire a convincere gli amanti dell’intelligenza artificiale e gli azionisti che l’iPhone non è più anni luce indietro rispetto ai rivali nel trend tecnologico più importante dai tempi di internet. Ma allo stesso tempo, deve rassicurare un gruppo sempre più numeroso di scettici e detrattori, che temono di ritrovarsi un miliardo di iPhone infettati da contenuti generati senza anima e potenzialmente dannosi.
Apple ha speso decenni a costruirsi una reputazione come l’unica grande azienda tech che tiene davvero alla privacy, alla sicurezza, al rispetto degli artisti e alla protezione dell’ambiente. E adesso sta per presentarsi sul palco spingendo con forza proprio la tecnologia che, nell’immaginario collettivo, rappresenta l’esatto opposto di tutti quei valori.
Riuscirà Apple a portare a casa questo equilibrismo delicatissimo e a mettere d’accordo tutti? La risposta arriverà il 9 giugno. Ma la sensazione, piuttosto forte, è che qualunque cosa verrà mostrata durante la WWDC, circa metà del pubblico ne uscirà profondamente insoddisfatto. E forse, per una volta, non è nemmeno colpa di Apple: è il momento storico a essere complicato.


